Ì>ì PANCKAZIO PALMA 231
affinchè di concerto col figlio del preside, ivi lasciato con 1000 fanti italiani e due insegne di Civitellesi scelti, ordinasse le difese. Intanto il Toraldo uscito d'Ascoli con 1500 fanti italiani, e 500 francesi; con inoltre 150 cavalli si presentò innanzi Campii, allora munita con buone mura e forti torri e gl'intimo di rendersi al Re di Francia, liberatore del reame dalla servitù degli Spagnuoli. I Oamplesi non si attendevano tal visita; e non essendo preparati alla difesa, chiesero sei giorni a deliberare. Mentre duravano le pratiche; alcuni Ascolani non senza tradimento di un marchegiano che era dentro come cittadino, scalarono le mura. I fedeli difensori accortisi del tentativo spararono certi pezzi di ferro chiamati falconetti e delle archibugiate, che facendo del danno ai Gallo-pontiflci, li accesero di furore, talché, penetrando tutti nella piazza, le diedero un sacco tremendo, uccisero quanti trovarono colle armi alla mano, non perdonando all'onore delle donne, delle quali se ne salvarono molte rifugiate in una chiesa o fuggite nel quartiere Nocella, che, arresosi senza resistènza, fu meglio trattato. Soddisfecero per più giorni i soldati la loro avidità, discoprendo oggetti preziosi e denaro con tanta perspicacia, che rinvennero ripostigli antichi ignoti ai padroni delle case. Attesero poscia a darsi bel tempo, avendo trovate vettovaglie in abbondanza e vini squisiti alcuni de' quali di 38 anni. Laonde fuvvi chi sostenne che quel sacco arrecasse un danno di 200 mila scudi.
Teramo ed altri- luoghi si arrenderono, ed i Francesi estesero le loro correrie fino alla Valle Siciliana. Intanto il Duca di Guisa dolente di non aver trovate quelle sollevazioni de' popoli e vettovaglie, che i Caraffa avevangli promesse, col resto dell'esercito francese forte di 10 mila uomini entrò nel regno; ed a' 24 Aprile piantò l'assedio a Oivitella. Per sette giorni vi furono piccole scaramucce. Erano però gii assedianti molestati da piogge incessanti che rovinarono anche un bastione del forte. A tal vista i Francesi gettarono grida di gioja, ma il Santafiore ristaurò nella notte seguente il tratto caduto. Pervenuti al campo franco i grossi cannoni, gli assedianti piantarono quattro batterie