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che cominciarono a fulminare, la terra da levante e mezzogiorno, punti più deboli.
Alla difesa contribuivano i soldati non solo, ma i cittadini e più le donne inasprite dal tristo governo sofferto dalle Cainplesi, ornandosi di giorno del.morrione, onde far credere ai nemici che esse fossero altrettanti soldati, e lavorando di notte al riparo delle fortificazioni, senza che si sbigottissero quando le palle ne toglievano di mezzo alcuna. Si trovarono molte palle lanciate dello stesso calibro dei due soli cannoni, che formavano tutta l'artiglieria degli assediati. Così, supplito al difetto di progettili, poterono i due pezzi sostenere tal fuoco che resero inutili tre de' cannoni di Francia. La miglior arme però de' Civitellesi erano enormi ammassi di pietre, che sapevano rotolare a tempo, allorché gli assedianti si spingevano all'assalto, dopo aver aperta in più lati la breccia: contro il qual metodo non valsero le macchine artefatte dal duca di Guisa, in modo, che l'assalto da lui ordinato fu respinto colla perdita di 200 morti e di forse altrettanti feriti, fra quali il sig. di Oupigni, che mezzo sepolto fra le pietre, fu raccolto da' Oivitellesi ed umanamente fatto curare per mezzo di un chirurgo francese a tal fine introdotto.
Intanto il Viceré duca d'Alba giungeva in Chieti, ed animato dalla resistenza di Civitella si avanzò alla sponda del Vomano, ove esercitò le sue truppe con un finto combattimento. E sebbene egli trovavasi colà il giorno 13, come rilevasi dal necrologio Atriano, i suoi distaccamenti erano già pervenuti in Teramo, e vi avevano rimesso il governo Spagnuolo, giusta si arguisce da un documento nell'archivio di 8. Giovanni. Brano state esagerate dalla fama le forze condotte dal Viceré. Quindi il generai francese spinse una riconoscenza di 300 cavalli e di 100 uomini d'armi, intanto che egli tentava gli ultimi sforzi contro la città. A tal fine fé' battere in breccia da sotto in sopra il muro settentrionale del recinto superiore con tale perseveranza che gli riuscì di aprirvi un foro di 60 braccia, pel quale risolvette di far penetrare nel castello e quindi nella Città un corpo di archibugieri, preceduti da balloni di lana che li ri;»aras-