DÌ PAÌTCKAZIO PALMA 233
sero dalle pietre. Fu facile al Santafiore indovinare il progetto del Maresciallo di Francia: onde sul minacciato punto trasportò i due cannoni, vi adunò gran quantità di pietre e la miglior parte dei suoi fanti: di ciò non pago affisse due macine da trappeto alle due estremità di una trave, dispose tal nuova e semplice macchina sulle mura, in modo che tagliandosi una corda, sarebbesi rotolata con tal impeto giù pel ripidissimo pendio da sterminare quanto avesse incontrato. Non vi fu però d'uopo di porre in opera questo terribile tormento bellico, che i due cannoni, gli schioppi ed i sassi fecero tale strage che dovettero i francesi retrocedere. Sommo pericolo vi corse lo stesso comandante in capo perché riconosciuto dal Santafiore ed indicatolo ad abile artigliere, costui drizzò sì bene la palla che fracassò il cavallo ed il valletto che vi era montato per esserne in quel momento disceso il suo Signore. Non contento il comandante del forte di tal brillante vantaggio uscì di notte pel rotto muro, calò nella nemica batteria, sbaragliò le due compagnie che la custodivano, prese i balloni di lana e molti utensili di guerra, ed eseguì la sua ritirata senza la minima perdita.
Nel campo medesimo il capo della scoperta francese aveva postati i gendarmi in Tortoreto, ed era entrato coi cavalli in Giulia. Il generale spagnuolo spedì due colonne per circondarli, ma non eseguite a tempo le mosse, dopo una piccola baruffa, poterono i Francesi ritirarsi in Tortoreto e quindi al campo. Risolvette allora il duca francese di togliere l'assedio, come fece sul mezzogiorno del 15 Maggio, dopo fatti bruciare gli alloggiamenti. Rimase egli alla retroguardia con un grosso squadrone, in modo che avendo voluto seguitarlo il Santafiore, rimase respinto colla perdita di 25 uomini. Ritirossi adunque in buon ordine sui piani della Vibrata fra Oorropoli e Nereto, avendo inviata l'artiglieria ed il grosso equipaggio in Controguerra. Il giorno 16 Maggio,.in cui videro i Oivitellesi svanito ogni pericolo, fu da essi celebrato con pubblici tripudi. E siccome in quel giorno ricorreva la festività di S. Ubaldo, lui presero a protettore e ne celebrano ogni anno fin oggi la so-