DI iPAKCBAZIO PALMA 237
per le finestre con regali divesi. La macchina o simbolo del quarto di S. Giorgio era un drago con bocca smisurata che si apriva prima con minaccia, poi per accogliere doni, e l'uniforme degli armati era di bianco e rosso. L'emblema del quarto di S. Maria era un elefante con una torre soprapposta ed il vestiario alla moresca. Quello di 8. Leonardo era una galera accompagnata da uomini a cavallo, e montata da finti remiganti vestiti tutti di rosso. L'ultimo di S. Spirito si formava da un carro trionfale senza scorta, contenendo solo baccanti e musici, intenti a mangiare e bere fra suoni e canti, con vestiario alla Lanza cioè di varii colori. L'abbigliamento dei quattro rispettivi capitani era simile a' loro uomini ma adorno di ricami, e di galloni d'oro.
Questa allegoria fu rammentata dal nostro Principio Pa-brizj nel suo libro delle allusioni allo stemma di Grego-rio XIII, in un sonetto intitolato Therami faustus dies : « Seguan pur l'elefante e '1 carro altiero. Coi destrier baldi « la Galea, quel drago... » E nell'indice Therami spectacula et ludi: drago, ElepJias, Currus, Triremis, equivali. Questa festa non più venne celebrata dopo il 1751, forse per disordini ne' quali era degenerata.
II conte di Montorio, creato da Paolo IV suo zio, duca di Palliano, fu con altri nipoti espulso da Eoma in vita dello zio, avvedutosi della loro mala condotta. Morto il Papa e succedutogli Piò IV, Palliano fugli ritolto e restituito ai Colonna; ed il Carafa fu sottoposto a processo, accusato di aver fatto uccidere la moglie gravida; e fu quindi decapitato dentro le carceri di Tordinona. Passò quindi la contea di Montorio a Diomede suo figlio alla cui istanza fu sotto S. Pio V. riveduta la causa e deciso che il conte Giovanni era stato ingiustamente condannato.
Il Concilio di Trento forma epoca, non solo ecclesiastica, ma anche civile. Quindi dobbiamo cennare che si chiuse ai 4 Dicembre 1563; che il nostro vescovo Piccolomini v'intervenne e ne firmò gli atti, dopo avervi celebrata la messa armata con ammirazione dei Padri. Tornato in diocesi fra altre riforme fece togliere da tutte le chiese di Teramo, e più che mai da quelle di S. Giovanni e di S. Francesco, se-