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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   fai PANCKAZIO PALMA
   le classi, ma n'erano esenti le più agiate, poiché non potevano esservi assoggettati i baroni ed i loro feudi, né le terre de' privati tenute in suffèudo, che erano moltissime, uè i beni delle Chiese, de' Conventi, de' patrimoni! sacri e di tutti i benefici e Cappellanie familiari, fondati espressamente per rendere immuni da' pesi i loro beni. Ma quello che più attraversava le finanze cittadine era che tutti gli Ecclesiastici, anche senz'ordini ma con benefici, erano dispensali dal pagamento delle gabelle municipali, particolarmente pel macino, sulla carne, la quale compra vasi a nome del chierico dalla famiglia, dal che liti quistioni e perdite. In Campii giunsero le persone chiesatiche riunite in capitolo generale ad aprire nel 1629 un macello perdesse sole, che fece fallire tosto il pubblico ed appena con preghiere unite a promesse lo chiusero. In Teramo la franchigia di ogni prete o diacono restò determinata per tomoli 25 di grano all'anno (mangiavano molto), un rotolo di carne fresca al giorno e rotoli 40 all'anno di carne salata. Anche i militi •a piedi ed a cavallo erano esenti da balzelli indefinitamente; ma nel 1636 l'esenzione annua fu ridotta a due. 5 per ogni milite a piedi ed a due. 15 per ogni cavaliere.
   Vedemmo di sopra, che una branca della ducale fami-/ glia di Atri aveva conseguita per diritto materno la contea^ poi principato di Caserta, insieme col marchesato di Sellante cui si annettevano Tortoreto, Corropoli, S. Omero, Poggio Morello, Colonnella e Ganzano. Or Andrea Matteo di quel ramo non lasciò che un'unica figlia maritata al duca di Sermoneta, che si ebbe il principato di Caserta; mentre il marchesato di Sellante era stato acquistato da Monsignor Giuseppe Acquavi va zio di Francesco duca di Atri. Non prese però il detto prelato titolo di marchese, ma di utile signore. Gravossi forse per tale acquisto di debiti, in modo che il feudo di Corropoli gli venne dietro espropria aggiudicato al monte delle 30 famiglie, ed alla sua morte il nipote non adì la sua eredità che col beneficio dell'inventario. Infatti poco dopo Sellante fu aggiudicato a Giambattista Eiano, quindi a Lorenzo Cattaneo; finché fu riacquistato nel 1696 dal duca Gio: Girolamo, il quale nel 1690 aveva

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