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Catalogna, la perdita di Portogallo e la ruinosa guerra con la Francia. Rispondeva il Viceré che, essendo i dazi giunti al colmo, bisognava alleggerirli piuttosto che accrescerli; e con nobile franchezza faceva osservare che i gravi mali potevano infine produrre una crisi. Essendone rimproverato, rinunciò l'impiego, pregando il Re a non permettere che sì prezioso cristallo, qual era il regno di Napoli, venisse a rompersi fra le sue mani. Gli successe il duca di Arcos, il quale fra' primi espedienti per far denaro si vendette Chieti nel 1646 a Ferrante Caracciolo. In forza della qual vendita la regia Udienza col preside Fabrizio Acquaviva dovè sloggiarne, ricoverandosi in Ortona. A' 12 settembre dello stesso anno morì Edoardo Farnese, cui succedette Banuccio II nel ducato di Parma e nei feudi farnesiani iti Regno.
Pare che.i timori del buon Viceré Cabrerà fossero stati presaghi, poiché, continuando il suo successore a smunger denaro, la capitale insorse il dì 7 luglio ,1647, andando innanzi al popolo il pescivendolo Totnmaso di Agnello Amalfitano, volgarmente detto Masaniello. Era la rivolta istigata da Arrigo di Lorena duca di Guisa, il quale sbarcato in Napoli ai 15 novembre seguente, con segreta intenzione di aspirare alla corona, fu dichiarato capo di una repubblica napoletana. Avendo il Viceré ceduto al turbine, il duca di Guisa, a preparare la rivolta, spingeva nelle varie provincie banditi e malcontenti. Ma insorti dispareri tra lui, usur-patore di quasi assoluto potere, ed i capi del popolo, Gennaro Anuese e Vincenzo d'Andrea, la repubblica svanì.
Fra tali trambusti Michele Pignatelli preside di A-pruzzo • Oitra aveva abbandonato Ortona e di nuovo trasportata la residenza in Chieti. La sua presenza non aveva però impedito grave tumulto il dì 1 Agosto 1647. Simili ve n'erano stati in Lanciano, mal soddisfatto di essere stato venduto al Marchese del Vasto, ed in Aquila per diverse lagnanze, fra le quali, d'essersi resa sede di una regia udienza nell'atto che secondo gli antichi privilegi non potevano esservi giudici tra i locali ed il Viceré. Anche in Solmona si ammutinò la plebe contro i nobili ed il contagio del