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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   270 OPEKE COMPLETE
   regolare a ridossi a schierare nel prato fuori porta regale. Allorché Oarafa giunse a scoprir Teramo dal Pennino, rimase sorpreso alla vista del pie' fermo con cui era atteso. Quindi ivi restossi quel giorno, risoluto di dar l'assalto alla piazza nella notte seguente. Commise al barone di Giugliauo di valicare il Tordino con 800 fanti, di rimontare il Car-tecchio, salire a Casoli, e fatta notte, scalare le mura settentrionali, mentre egli avrebbe assalite ìe orientali. Verso mezzogiorno il Pignatelli riseppe il nemico progetto e chiamò a consiglio non solo gli nffiziali spagnuoli, ma anche i Signori del' reggimento ed i più savi gentiluomini. Mentre discorrevano ecco Torquato Mezzucelli (scrive Giordani) con cinquanta suoi aderenti e servitori si genuflette al Preside, dicendo che aveva sparata un archibugiata al regio governatore, per cui era fuorgiudicato, e perciò chiedeva licenza di pagar tanto delitto colla vita in servizio di 8. M. andando ad assalire le truppe assedianti, posiate dietro Casoli. Ottenuto il permesso, il Mezzucelli pratico de' siti si avvicinò ai popolani, le cui scolte avanzate stavansi spensierate. Accortisi degli assalitori, scaricarono le armi. Torquato ed i suoi seppero maestrevolmente evitare le palle con un faccia a terra, e subito rialzandosi corsero addosso ai nemici senza dar loro tempo di ricaricare le armi, rivolgendosi spesso indietro per gridare che affrettassero il passo, come se altre truppe venisser loro appresso. Lo scompiglio di quel corpo fu sì grande che il barone, stimando di essere attaccato dalle intere forze del Pignatelli, si ripiegò sul corpo principale, colla perdita di alcuni uomini e di un suo servitore fatto prigione. Einforzato il Mezzucelli da un grosso distaccamento di fucilieri spagnuoli, voleva guazzare il Tordino, ma il Preside spiccò un trombetta ad ordinargli di tornare al prato co' suoi bravi e con i soldati di fila, già posti sotto i suoi ordini, come eseguì, accolto con generali applausi e teneramente abbracciato dal Pignatelli. Il povero servitore prigioniero venne legato ad un ulivo e senz'altra formalità moschettato.
   Carafa passò ad investir Giulia, dentro cui stava il Marchese di Acquavi va con pochi uomini. Saputo il pericolo,

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