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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   -'DI PANCKAZIO PALMA 271
   il Pignatelli da Oivitella che volle visitare si mosse per soccorrerla. Passò per Controguerra e Colonnella, che tenevano pel popolo a fin di sottometterle ed entrato in Giulia il di 15 Aprile, tosto ne uscì co' Giuliesi per attaccare gli assedianti, i quali lasciando i bagagli ed alcuni pezzi di artiglieria, si sbandarono. Il duca seguito da 800 uomini ritirossi in Moritepagano, donde in Atri e quindi in Chieti. Ivi si mantenne fino ai 24 di Aprile: ma scoraggiato dalle sicure notizie della pace conchiusa il giorno 13 fra D. Giovanni d'Austria ed il popolo napolitano, non meno che della prigionia del Guisa, se ne fuggì per la via di Soma, dando comodità al Pignatelli di rientrare in Chieti nel seguente giorno. Precedette alla pacificazione la prammatica de' 11 Aprile 1648, contenente ampio indulto e l'abolizione delle gabelle sui commestibili.
   Tranquillossi il regno in generale, ma rimasero fazioni e private inimicizie. Molti compromessi ne' passati subugli ingrossarono le bande de' fuorusciti delle nostre contrade, alle quali (dice Parrini) essendosi uniti moltissimi marche-giani, bisognò che s'inviassero a rinforzare le milizie del Preside cinque compagnie di fanti e tre di cavalli. Venuti alle mani i fuorusciti coi regi, questi ultimi ebbero la peggio presso Penne, ove perderono circa 200 uomini. Pure il Viceré seppe aver nelle mani tre Capi cioè D. Pietro Concu-blet, bastardo de' Marchesi di Arena, il dottor Cristiani, che perderono la vita sul palco e Daraiano Tauro, che fu consegnato al laccio. Si fecero poi demolire le fortificazioni innalzate dai banditi sulle montagne. Nel 1650 la dogana di Apruzzo, detta poi delle doganelle, fu staccata da quella di Puglia e ne fu eletto governatore generale a vita il barone Procaccini di Oivitella e luogotenente pel distretto di Teramo il governatore di essa Lopez Serrano: tribunale pieno di abusi, durato fino alla pubblicazione del codice.
   Pare che i faziosi di quest'epoca affettassero un motivo politico popolare, quasi residuo della sollevazione discorsa, poiché, assalendo Campii di notte a suon di tamburo e di trombetta, giusta si rileva dalla bozza di un rapporto esistente in quell'archivio, mancante però di data, gridavano

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