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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   272 OPERE COMPLETE
   libertà. I cittadini armati coi cappelletti si ritirarono nel campanile, nel Vescovado ed in altre case intorno la piazza, dai quali punti guardavano le carceri. Fatto giorno, i banditi con alcuni napoletani saccheggiarono perfettamente la casa ove alloggiava l'Uditore Sanvincenzo, nel mentre Vitelli detto Martello scorreva tutte le strade, nonostante le archi-bugiate che gli erano addosso, dando gli ordini per giungere alle prigioni, bucando case, a fin di arrivarvi al coperto, come gli riuscì, dando dei ferri ai detenuti, i quali fecero un foro, donde uscirono, nonostante il fuoco de' cappelletti, che però ne uccisero due o tre. Svaligiarono poi i fuorban-diti la casa del governatore ed avrebbero forse saccheggiata nella notte seguente tutta la città, se non fosse sopraggiunto in ajuto de' regi una truppa di amnistiati, guidata dal Capo Gironimo. Se ne uscirono non pertanto a suon di tamburo, avviandosi alla montagna. Vi morirono otto o nove spa-gnuoli, oltre tre feriti e quattro presi e 22 banditi, i quali si giudicarono in numero di 500 in gran parte Marchegiani. Altra baruffa avvenne presso loanella, ove furono sepolti a' 11 maggio 1553 cinque individui tra quali tre cappelletti. Saputosi dal Viceré conte di Castrillo che il Duca di Guisa allestiva una spedizione contro il regno, intimò una generale rassegna di tutte le armi in Teano nell' Aprile 1654 ed i nostri militi v'intervennero, tanto quelli del sacchetto che del battaglione. E perché il Guisa contava molto nell'ajuto de' fuorusciti, così il Castrillo risolse di guadagnarseli, loro promettendo grazia e restituzione dei beni. Più operò Pezzola, inducendo 200 di essi ad arrotarsi sotto le regie bandiere. Anche Vitelli fu persuaso dal Preside Cavalieri a far lo stesso. I militi furono sotto le armi fino all'anno seguente, allorché il timore del Guisa era svanito. Ed ecco nel 1556 la peste dalla Sardegna penetrare in Napoli e di là propagarsi nelle provincie. Nessun riparo si pose a tale diffusioni, ma allorché in Dicembre il male si estinse in Napoli, fu vietato colà ogni accesso da' luoghi sospetti. E che fra questi fosse la nostra regione, si rileva da registri di Nereto e di Campii, asserenti che la peste vi fu per due anni 1657 e 1658, fino al novembre, in cui

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