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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   M PANCE AZIO PALMA 273
   furono riaperti i passi ed i tribunali. Il Viceré condonò ai comuni malmenati dal morbo le contribuzioni a tutto Aprile 1657, ed un quarto di quelle dal seguente Maggio in poi. In una nuova numerazione de' fuochi ordinata nel 1656, ma inviata nel 1658, allorché cessò il contagio, s'incontra più di un profugo a causa delle passate rivoluzioni. Per villa Bifari presso Battaglia sì porta un sol fuoco per essere stata desolata in tempo del Preside Pignatelli, insieme con altre che avessero avuto meno di dieci famiglie. Ciò spiega cosa fossero le demolizioni delle fortificazioni de' banditi riferite dal Parrini, cioè la distruzione di abituri di poveri villani. Vi si scorge Durante Mancecchi dimorare tranquillamente in villa Penna con due figli di tenera età, crescenti alle future banditesene imprese, le quali continuavano a disertar la provincia, tanto che il Viceré Conte di Penna-randa vi spedì Aniello Porzio col titolo di vicario generale, rivestito di tutte le facoltà ad modum belli. Fece costui arrestare il Vitelli, alias Martello, il quale fidato sulla grazia ricevuta, e sul merito acquistatosi combattendo in Castel-lammare colle truppe del Guisa non si pose in salvo, né resistè. Condotto in Teramo fu fatto morir sulle forche (Parrini). Al contrario Giulio Pezzola, altro amnistiato, fu spedito in Trani per servire nella squadra di campagna per due anni, compiti i quali rammentò in una supplica che fu stampata i suoi servigi, nell'occasione che i Savini (Mar-chegiani) ed i Facchini parenti di Martèllo, con 200 facinorosi, scorrevano l'Apruzzo, tenendo a sue spese 150 uomini per otto mesi, uccidendo in varie zuffe 13 banditi, preudendone 14 ed inducendone 100 ad assentarsi dal regal servizio. ISTon giunsero ad estinguere il banditismo né le bravure del Pezzola (né le condanne di xina corte marziale, istallata in Campii nel 1664, detta Tribunal di campagna) dal quale parecchi Teramani furono citati a comparire subito nel suo palazzo. I figli però di Martello con 22 compagni accettarono il guidatico a patto di servire per un biennio da soldati di campagna in provincia di Bari, e con promessa di pieno indulto dopo tal tempo, che fu effettivamente loro concesso. Mediatore di siffatto accordo fu il Duca d'Atri Giosia III. P. PALMA, Opere complete 18

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