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l'arma di cui temessero i banditi. Ma come trasportarla pei monti e pei burroni! Ideò ed organizzò una compagnia di 500 guastatori presi dalle Ville di Teramo e di Campii, i quali tracciassero vie provvisorie ne' luoghi opportuni. In vista di tali preparativi, Sante e compagni evacuarono Montorio, che fu subito rioccupato da spagnuoli. Prima impresa .di costoro fu di assalire il Castello di Gio: Carlo al maestro di Montorio, fortificato anche con fossati esterni, dove postati gli assediati respinsero gli aggressori; ma arrivati e posti in opera i cannoni e gli obici, i fuorusciti abbandonarono quella casa fortificata, ritirandosi al palazzo di Titta. Quindi il primo fu spogliato e diroccato, nel mentre si preparavano gli approcci pel secondo. I banditi però timorosi dell'artiglieria lo sgombrarono e venne demolito come il primo, ritirandosi esse sotto la guida di Titta a Poggio Umbricchio, di cui era in piedi l'antica rocca e dov'erano le loro mogli ed i figli, mentre Santuccio postossi a 8. Giorgio. Giunta però, sebbene a grave stento, l'artiglieria, cominciarono le cannonate e le bombe. Cinque giorni si sostennero i banditi incoraggiati da Titta. Finalmente disanimato costui pensò di sloggiare, ma per inferir ai suoi il coraggio finse di essersi indotto alla fuga non dal tirnor de' nemici, ma dall'aver udito il cauto di una civetta sopra il campanile, da cui desumeva sinistri auguri; e per sentieri a lui noti riunissi in S. Giorgio a Sante. Entrati i regali trovarono le donne ed i figli dei faziosi riuniti nella Chiesa, donde furono condotti alle prigioni di Montorio. Temendo i padri e mariti la loro deportazione abbandonarono il regno, ritirandosi ai monti del pontificio dopo aver saccheggiata Valle Castellana.
Intanto^96 banditi, fra' quali i Cecchini, i Paletti ed altri ' notabili, presentati al Preside, furori da costui condotti ai piedi del Viceré, nell'atto che morivano naturalmente Gio: Carlo Vitelli e Giulio Mancecchi. Spiravano al contrario sul patibolo Tornese di Comignano, lo Sciacqua di Monte-pagano ed avevan la testa recisa da compagni: Morando e Carnessale. Una nuova ed ultima prammatica del Viceré mise il premio di due. 8000 per chi recasse la testa di San-