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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   288 OPERE COMPLETE
   un varco tra essi, finché arrivò dov'era Sante, lo abbracciò, e caricando insieme gli avversar!, costrinsero il Preside a battere la ritirata con perdite. Pure la scarsezza delle munizioni da guerra e da bocca costrinse i banditi a ricoverarsi nei boscosi monti dello stato papale. Ma indotti a partirsi da essi dagli stessi paesani, retrocederono nel regno. Aveva il Preside lasciato in osservazione sui confini 1500 Calabresi soldati di tracolla, che vollero contrastar loro il ritorno; ma Sante ben presto li sbaragliò. Poscia credendo che stessero gli spagnoli ancor sui monti fece una scorreria per le marine. D. Alonso però era in Teramo col nerbo delle sue truppe e corse ad attaccarlo in Cologua. Accanita fu la pugna. L'aiutante maggiore, essendogli morto il cavallo, fu preso prigioniere da due banditi che volevano fucilarlo, allorché due ufficiali, esponendo generosamente sé stessi, giunsero a liberarlo. Si mantennero saldi tutto il giorno i faorusciti; ma la notte seguente si avviarono pei monti, ove ebbero più scontri di poco momento. Quindi seguendo la loro vecchia tattica, di nuovo si sparsero pei pae-paesi marittimi grassando per le campagne di Città S. Angelo, Montesilvano, Giulia. In Cerquito sostennero un combattimento per tre giorni. Titta però avvilito, riunito i suoi più fidi, se ne passò in Offìda, ove formò una compagnia per conto della repubblica veneto. Tale defezione non disanimò Santuccio, cui nessun'oppressione davano i Calabresi che pieni di paura non tiravano se non da lontano.
   Non potendo il comandante della Provincia vincerli, fé' carcerare tutt'i parenti de' banditi, assicurandoli che non avrebbero libertà, finché il rispettivo congiunto non si fosse presentato. Tale misura coi premi promessi fecero sì che molti si sottomisero anche de' capi, fra quali il surriferito Bianchini, colla mediazione del Duca d'Atri: alcuni furono uccisi dai compagni per avidità del premio, altri presero servigio, esibendosi di perseguitare i compagni, ciò che fecero con successo. Allora l'intrepido Santuccio, conoscendo imminente la stagione delle nevi che tenendolo sicuro dalla persecuziòne gli minacciava la fame, divise i rimanenti commilitoni in drappelli di 8 a 10 uomini, onde si spandessero

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