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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   298 OfEfeE
   riducendo il numero de' fuochi (sul quale la tassa era imposta) a minor numero di ogni altro antecedente censo. Teramo godè del duplice beneficio, ma credendo la Sommaria -che i nostri Quarantotto si fossero trovati in deficit per cattiv'amministrazioue, dispose che da lei si dessero ^in appalto i tributi, che sarebbero introitati per regio conto, lasciandosi su di essi al comune per tutti i .suoi bisogni annui due. 200, che bastavano or sì, or no ai pesi fissi, rimanendo inabilitato il nfunicipio ad imporre straordinarì balzelli per costruzione o riparazione di opere pubbliche, potestà di cui aveva sempre goduto ne' governi antecedenti. Forse la civica apatia trovò comodo tal sistema, durato fino a tutto il secolo XVIII.
   Amando il Prèside Cavaselice più la dimora di Chieti che di Teramo, per esentarsi di risiedere talvolta in quest'ultimo, rinnovò il progetto di abolire l'Udienza pretuziana (già proposto sotto l'Imperatore Carlo VI e rigettato dal supremo Consiglio di Vienna)- sotto il solito pretesto di economia. Molto meno il generoso Ee Carlo, che tanto profondeva per riordinare ed illustrare il regno, poteva dare ascolto a simili grettezze, contro il bene del popolo. Sì che, dopo.parere del]a regal Camera, ordinò che nulla s'innovasse.
   Intanto il He creava un'armata con reggimenti nazionali, una marina da guerra, elevava in Caserta il primo palazzo di Europa, ricomprava le alienate rendite dello stato, fra le quali la salina di Barletta, tentava di riordinare in un codice l'inestricabile laberinto legale. Più avrebbe fatto, se non avesse trovata una sistematica resistenza dall'intero corpo di feudatarì collegati colla magistratura, la quale finiva sempre coll'apparteuere alla nobiltà. Ambe le congreghe erano appassionate pei privilegi già espiscati dai Viceré a favore della bella Partenope, cui recò nuovo accrescimento e nuove ricchezze il domicilio trasportatovi da molti baroni, prima residenti nelle provincie e da Carlo chiamati alle cariche di corte. Il Ee intendeva con tal onesto ripiego di ritogliere i feudali paesi dalle loro intollerabili angarie e prepotenze, non potendosi in quell'epoca

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