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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto!
ciò a distruggere le cattive prevenzioni di costui che divenne anzi l'amico della città, inviando su di essa favorevoli rapporti ai ministeri. Però si appose il sequestro sui beni degli emigrati e del Vescovo Eossi, che rifugi ossi in Monsampolo. Venne demolita la casa del sindaco Ricci sul cui suolo che poi si disse terriccio fu innalzata una colonnetta con iscrizione ad terrorem, la quale demolita nell'ingresso de' francesi nel 1798, vi fu distrutta per sempre. Perché però la città intera fosse punita delle simpatie mostrate pei tedeschi fu abolita la regia udienza, rimanendo la provincia in una specie di governo militare, riunendo il de Leon, fatto preside e brigadiere, tutte le attribuzioni, anche ad modum tylli, sorretto però da'un assessore giureconsulto. Troppo felice, scrive il Giordani, sarebbe riuscito tale scioglimento, se da Terarno stessa non fosser partite denuncie, per effetto delle quali furono arrestati non pochi cittadini, e tradotti chi in Napoli, chi in Chieti, chi in Pescara. Commesso l'informo all'ottimo Cesare d'Andrea, mano mano gli accusati furon posti in libertà. Anche per molti emigrati vi fu indulgenza, meno per pochi, fra' quali il montoriese Carlei che dopo molto tempo, presentatosi spontaneamente, finì i suoi giorni in Civitella. Altro di essi, D. Domenico Montani seguì il Sora in Lombardia, ove ebbe cariche graduali, fino al posto di consigliere intimo attuale di Stato e Preside del Magistrato camerale di Mantova, col titolo di barone ereditario, esenti da tasse; e ricordò il figlio Giuseppe, avuto dalla baronessa di Lorrach, ben avviato alle cariche ed ascritto alla Mantovana nobiltà, dietro certificato del teramano Magistrato sugli antecedenti di sua famiglia. Neppure pel Vescovo vi fu perdono, e dovè rifugiarsi in Roma, ove morì a' 6 Gennaio 1749, mentre gli giungeva la grazia. Finiti i timori, i nostri maggiori se la passarono in feste per la pace di Aquisgrana nel 1748, colla quale fu assicurato il regno a Carlo, dandosi al suo minor germano il ducato di Parma, esclusi gli Stati Medicei e Farnesiani in regno rimasti al Re. Seguì da tale tranquillità, che il Preside ed il civico magistrato andavano pensando a preeminenze, ed a posti nei corteggi ed in chiesa, ma la questione fu vinta
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