t)t PANCRAZIO PALMA
cannonata a mitraglia e da numerosa moschetteria, che i cittadini sostenevano riparati dalle mura di cinta, si che la truppa indietreggiò a S. Venaniìo, da dove scambiava ar-chibugiate. Intanto però, .coloro che per paura o forzati erano in Teramo, profittando dell'oscurità della notte, si ritiravano alle loro case. Vedendo il comandante francese che il fuoco s'indeboliva, entrò in città, e gl'insorgenti fuggirono. I francesi accusarono di aver avuto, pel colpo di mitraglia, 4 soldati uccisi ed un ufflziale ferito. Sebbene non trovassero ulteriore resistenza, s'internavano sparando fucilate, colpendo diversi che per caso o per curiosità erano sulla strada o nelle finestre. Avrebbero potuto considerare la città come presa di assalto e metterla a sacco, ma un cittadino, il sig. Mazza che accompagnava la colonna francese, s'interpose e salvò la patria. Si fecero però degli arresti, che mediante lo stesso intercessore vennero liberati, meno quattro che imputati dello sparo del cannone, Oharlot volle fucilati nel luogo del loro operato.
Campii aveva seguito l'esempio di Teramo. Anche là: ingresso di contadini ai 21 Dicembre e saccheggio di una casa; reingresso di Francesi ai 26, fucilazione di un volontario del distratto esercito. In ambe le città rimasero guarnigioni a tutte spese.
Partito Oharlot col suo battaglione, lasciò Teramo in grave timóre, dileguato poco dopo dalla venuta del generai Planta con circa 600 uomini. Pece costui ordinare una guardia civica, la quale si avviò ad attaccare gl'insorti sulle montagne. Planta, dopo un pranzo patriottico nella piazza, volle anche egli inoltrarsi: ma giunto a Montorio, disanimato dalle alte nevi di un inverno rigidissimo, si ritrasse in Teramo, molestato nella ritirata presso Villa Eipa. Fatti più arditi i montanari, comparvero nell'alta collina fra Torricella e'Teramo, con alla testa un tal D. Donato de Donatis parroco di Fiola di Roseto. Qui rimanendo nella notte de' 29 Gennaio il generai francese fece partire due colonne, che rimontando una il Tordino l'altra la Vezzola circondassero l'oste montana. Aveva però questa le sue scolte, che diedero a tempo l'allarme. Quindi i veri insor-