DI PAKCBAZIO PALMA 315
rono il generale de' Colli, che accorrendovi fece fuggire i francesi, uccidendone due e parecchi ferendone, salvandosi appena i rimanenti. Eimase Teramo senza guarnigione e senz'ombra di governo per due giorni. Avrebbero dovuto i cittadini riunirsi a nome del Municipio, ristabilire da sé il governo regio, armarsi ed impedire l'ingresso delle masse esterne. Private gelosie di parte non fecero proporre né tentare sì salutare provvedimento. Quindi il 1. Maggio Gio-venni Fontana con tre figli, di Penne, che da vario tempo tenevano la campagna, entrarono con una truppa raccogliticcia in Teramo, s'impadronirono della città e dei cannoni. Nel dì seguente fu adunato un parlamento generale, che nominò un Sindaco ed altri amministratori del comune sul piede antico, il giudice civile ed un tribunale provvisorio. Il generai de' Colli, credendo a lui spettante l'occupazione di Teramo, vi entrò colla sua banda più numerosa della fontaniana, poco però provveduta di armi, ma molto di sacchi, ed avanzavasi per la strada di S. Giorgio. Bravi dove questa imbocca alla piazza un cannone carico a mitraglia, ed uno dei Fontana in persona, con la miccia accesa, attendeva che l'emulo si avanzasse a giusto tiro. Accortosi costui del pericolo, rifugiossi in una casa ove venne inseguito: ma colla mezzanità e sulle rimostranze del padrone, fu stabilito che il sopravvenuto rimanesse in Teramo quella sera, ne ripartisse l'indomani 3 maggio, com'eseguì, riducendosi in Campii. Ivi giunsegli gratissima notizia : il 'capa battaglione de Cossio, che presiedeva il forte di Ci vitella con, una settantina di legionarl e 12 uffiziali, avrebbe potuto sostenersi contro le indisciplinate masse per molto tempo: ma conoscendo che le armate francesi erano state battute a Verona, ed in altre contrade dell'alta Italia; che il regno era in quasi totale insurrezione appena usciti i francesi, la mattina del 3 alzò la bandiera regia, rimise in esercizio l'antico governatore, e fece cantare un Te Dewm. Fin qui avrebbe operato con prudenza: ma i realisti Civitellesi, rappresentandogli che la guarnigione era debolissima, che i repubblicani occupavano ancora Ascoli e le Marche, e potevano tornare ad assalire la città, in mal punto, lo indussero ad