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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   338 OPEBI COMPLETE
   Armati i gentiluomini, come in rinforzo alla guardia civica, il popolo credettesi esposto a pericolo, giusta le precedenti insinuazioni del tristo e si riuniva però senz'armi, ma il sindaco seppe rassicurarlo, come fé conoscere agli armati che nulla era stato tramato dalla maggioranza della plebe. Si mancò di arrestare e processare il' sussurrone, cagione dell'allarme che poteva produrre gravissime conseguenze. Nel giorno dopo tutto era pace, e si gioiva rivedendo la firma di Ferdinando che al 1. maggio aveva da Palermo decretata una generale amnistia. Seguirono feste sontuose dai 24 a' 28 maggio.
   In agosto 1815 venne per Intendente interino il marchese Cito, ed in settembre il proprietario colonnello Oapece Scondito. La provincia era in apprensione di penuria per la scarsa raccolta, cagionata dalle continue dirotte pioggie cadute in maggio e giugno, seguite in autunno da grandini furiose. Di fatti pessima fu la raccolta del 1816 non solo de' cerali, ma di mosto, di ulive, di ghiande per freddi intempestivi in maggio e giugno, particolarmente il giorno 13 di questo, in cui i campagnuoli dovettero rifugiarsi intorno al fuoco. Tale freddo intristì tutte le biade, le uve, le olive, frutti in fiore o appena legati. Già in ottobre i villani raccoglievano per cibarsi le more de' rovi, le bacche dello spino bianco, e di altri spini; consumavano le poche sorbe e mela scampate dalla distruzione. Fin d'agosto erasi dal real governo vietata ogni esportazione di cereali dal regno. Mancarono quelle erbe spontanee le quali sogliono mangiarsi. Il poco grano raccolto era infetto di gioglio in tale abbondanza, che era un veleno; quindi il pane non era nutritivo e cagionava sopore, capogiri, debolezza. Entrò dunque l'anno 1817 con tutti gli apparati della carestia. Turbe di mendici con volti sparuti e gambe gonfie ingombravano i paesi, specialmente Te-ramo. Privavansi i poveri degli utensili di rame e di ferro, degli abiti, dei letti, delle biancherie a vii prezzo; qualcuno smantellava la pròpria casa per venderne le tegole ed i legnami. Yi furono di quei che commettevano ad arte qualche delitto correzionale per assicurarsi un pane nel carcere. E fin si videro giovinette presentarsi ai parrucchieri per farsi

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