DI PANCKAZIO PALMA 365
vido stabilimento dal governo viceregnale sino al cadere del secolo s/corso, allorché fu soppresso. Durò dunque per tutto quel 4empo, in cui le altre nazioni ,più avanzarono nelle arti produttive, nel commercio, e quindi nella ricchezza e nel lusso. Se si scorre l'Italia, e molto più la Francia e l'Inghilterra, si troveranno pochi edilìzi, poche strade, poche manifatture che non sieno sorte nel citato periodo. Ma mentre altrove si progrediva tanto in meglio, era a noi interdetto di scuotere l'estrema miseria. E qual'era la nostra risorsa con cui pagare i tributi, comprare i generi esteri, e migliorare le abitazioni? Certamente l'aumentare l'agricoltura e la pastorizia e, soddisfatto il nostro bisogno, venderne i prodotti superanti agli stranieri. Or ecco ciò che vietava il tribunale della Grascia. Era un delitto l'estrarre non solo i cereali, ma l'olio e gli animali d'ogni specie. E tante erano le guardie e le crudeli precauzioni, le garanzie, le fedi, le bollette, le inquisizioni, anche senza corpo del delitto, che fu annullato ogni attivo commercio. Senza esportazione, riducendoci a consumar noi soli, non doveva prodursi se non quanto bastava. E le contribuzioni, e le merci estere come pagarle! Né allora per mancanza di strade vi. era ombra di commercio con Napoli, se si eccettui qualche spedizione di majali, e di vacche da macello: e qui, come in altre provincie, nessuno affrontava il viaggio alla capitale senza aver fatto prima testamento. Non è quindi meraviglia se durante il ripetuto periodo non abbisftno avuto né case pubbliche o private, né locande, né mobilie che sentissero per poco l'eleganza ed il comodo.
Ora gli ostacoli sono spariti, e la nostra provincia ha cambiata faccia. Ma potrà stare a confronto con altre d'Italia? No certamente, perché quelle ne' tre ultimi secoli han sempre migliorata la lor condizione.
Ecco le ragioni che han diminuito, o impedito l'aumento della popolazione, delle arti, e del commercio. Ho detto che andiamo migliorando, in grazia delle attuali savi issime istituzioni. Ma quanto potrebbe farsi di più? Io lo andrò esaminando, discorrendo i fondi della pubblica prosperità, cioè strade, agricoltura, pastorizia, arti, marineria,