Ì>t PANCRAZIO PALMA 373
ros« per la ridetta tendenza de' nostri iiumi. Ancor più facile e stabile riuscirebbe un ponte sulla Vibrata, per la ristrette/za'ed il lento corso di questa, e per la distanza dal mare. Finalmente la strada termina al Trento, ov'era anticamente una cattiva scafa feudale, ma da circa 35 anni, salve poche interruzioni, esiste un ponte di battelli a spese del Re, non ostante che serva alla comunicazione de' due stati. Il mantenimento di esso costa più centinaja all'anno, oltre il riparo alle avarie che soffre nelle alluvioni. Sarebbe economia il piantarvi un ponte stabile di legno sopra piloni, o sopra capre, quando i primi fossero ineseguibili: e sarebbe giusto lo stabilirvi un pedaggio pel rimborso della spesa.
Tornando a parlare dei due 'ponti sul Vomano e sul Tordi no, ripeto che la difficoltà di essi consiste nell'assicu-rare le sinistre spalle in un terreno di alluvione, esposto allo sforzo maggiore della corrente. Tale difficoltà sarebbe stata minore nel secondo, qualora la strada si fosse portata un centinaio di passi più sopra al fianco dell'antica Castro. Rivestendosi questo di fabbrica in forma di bastione, avrebbe presentato un argine insuperabile. Ad esso appoggiandosi il ponte di sei o sette archi, dando al primo un'altezza di 30 palmi e meno agli altri, si congiungerebbe, da un lato, al piano superiore e dall'altro si andrebbe a riunire declinando alla strada mista di ponticelli, menzionata di sopra. Con sì fatto metodo il ponte non è di difficile esecuzione, e sarebbe solido. Ma se dal principio, si fosse progettato in tal sito, bisognava di là andare sicuramente a Giulia per una strada quasi piana. E perché ciò non si voleva, si rappresentò questo paese come situato in alpestre collina soggetta a scoscendimenti, particolarmente dalla parte opposta verso il Salinello, ed un sindaco di quei tempi tanto attestò in un certificato esistente nell'archivio della Direzione generale. Tale falsa assertiva è rimasta talmente impressa in quel supremo consiglio, che a proposito di una strada che 8. E. delle finanze voleva aprire da Giulia al mare per giustissime vedute finanziarie, testificò all'ingegnerò provinciale la sua meraviglia perché non avesse motivato le polle di acqua e e gli scoscendimenti che dovevano esservi, e frastornò l'ira.-