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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto!
Ci è bisognato legger più volte serie discussioni di pubblicisti sulla strana quistione se la nazione napolitana sia agricola esclusivamente, e se le arti molto propagate nuocerebbero all'arte vitale, togliendole le braccia; mentre questa non può aver difetto di operai che quando mancano consumatori. Felici noi, se tanto crescessero i nostri, artieri da assorbire tutti i prodotti attuali della terra e quelli che potrebbero ottenersi da una più diligente cultura, e ci provvedessero degli oggetti di lusso che compriamo dagli stranieri. Le arti però tion crescono senza grandi capitali, e senza la sicurezza dello spaccio, che loro si garentisce dai brevetti d'invenzione, da temporanee privative e da ben inteso sistema doganale, fondato sul principio di protezione dell'industria nazionale, mediante la proibizione o l'assoggettamento a forti dazi delle straniere manifatture. Con sì fatti mezzi in Inghilterra, nel corso dei due ultimi secoli, nacquero e crebbero sino al prodigio le industrie di ogni sorta; mentre fra noi facevasi precisamente il rovescio. Oggi tutti i governi di Europa si sono resi avveduti, ed hanno adottato il sistema detto protettore, con grave rammarico degl'inglesi, i quali ora predicano la libertà del commercio, senza per altro risalire dal loro metodo, escludendo tuttora i cereali esteri, ed assoggettando (per dirne una) il nostro, estratto di liquirizia all'80 per 100.
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