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turasi miri la straniera ingordigia. Ed i tanti napolitani favori verso Francia erano da per tutto v e contro tutti scambiati con dolci parole sulle labbra, ma con fatti atroci, inutili qui a ridirsi da*numerosi storici nazionali e stranieri le tante volte ripetuti (i). Giustamente quindi la previdenza puniva lo stolto desio di novità* Sincero per conseguenza ne era il pentimento; nfe minore si era quello dei potentati d'Italia, da* quali agevolata erasi la via alle mire di Francia per la conquista d'Italia (a). Collegavansi perciò fra di loro. Incoronavasi Carlo in Napoli come re : tosto poi ne partiva » ansiosissimo di restituirsi in Francia pei pericoli che gli sovrastavano. Proseguivano i francesi a sac-chqggiare amici e nemici insieme ; ed ì nostri paesi da fioritissimi ché essi erano, divenivano orridi per la fame e la miseria, cui in fine vedremo associarsi il contagio. £,eppure gli stati della santa Sede erano da loro rispettati. Saccheggiata barba* ramente fu la città di Toscanella, ed altri luoghi-(3). Partivano dunque i sedicenti liberatori, carichi d'immenso bottino; nfe da meno era quello sulle loro navi caricato: lasciavano ai pazzi regnicoli i soli occhi da piangere (4). Scarse peraltro erano le italiane dovizie che passavano in Francia. Non meno sul Taro, che sotto Genova vennero i francesi, non escluse le reciproche perdite in gente, pressoché interamente spogliati da italiani soldati dei derubamenti da loro fatti nel!' Italia me-
(1) Murat. aun. t. 9. pag. aa. e ceq.
(2) Murat. id.
(3) Murat. id.
(4) Murat. id. ftoscoe, id.
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