ci siano pur i vestigli, e nella Bolla sono nominati, e non può essere altrimenti, perché stando espresso nella Bolla, dopo aver mostrati i confini e termini della Diocesi, inter quos fìnes, quaecum-que oppida, quaecumque Villa, quaecumque Plebs, quaecumque Ecclesia sunt, aut in posterum fuerint sub tua, et iuorum ca-iholicorum Successorum disposinone permaneant.
Rob. Ila del verosimile, che non erano edificate, e le terre che ora sono disfatte, dovevano essere non molto lontane da quelle, che si sono poi riedificate. Ora seguite se a quel tempo successe altro di notabile e degno da sapersi.
15.
Giul. Felice fu per questa Città l'anno 1115, nel quale vacando la Chiesa aprutina per morte del Vescovo Uberto fu eletto Berardo, che per la bontà di sua vita, ed eccellenza de' costumi, e per li miracoli, e grazie, che Iddio per sua intercessione oprò e concesse, fu, ed è tenuto santo e l'abbiamo per nostro avvocato, e protettore in Cielo.
Rob. Si lungo è il tempo che s. Berardo fu Vescovo in questa città ? Io credeva che non passassero cento anni: a questi tempi trovasi scrittura alcuna che faccia menzione di Lui ?
Giul. Si trova primieramente una lunga leggenda della sua vita, elezione al Vescovato, e miracoli, che fece, vivendo , e dopo sua morte, la quale «dai Canonici della Cattedrale si canta nel coro a matutino la notte, che si celebra la festa della sua morte. Un'altra non breve, che similmente al matutino si canta la festa della tran-slazione del suo ven. Corpo, della quale poc'oltre parleremo; ed u-n'altra leggenda scritta in compendio della sua vita, che si legge similmente il giorno della festa nell'ora di Prima.
Rob. Avete mai letto queste leggende ?
Giul. Più volte, e le tengo copiate in questo sommario.
Rob. Fatemi grazia leggerle, che ne resterò molto consolato.
Giul. Vò più tosto prestarvele, acciò che a vostro comodo possiate leggerle, perchè alcune sono lunghe.