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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Haud exitus spargìt, quos vita covarle scierit
   Incantate quorum pleos altera chioderia
   Ad Regna Polorum Praesula deducat amaena. Diede anche questo Vescovo gran ornamento a questa Città, avendovi Andrea suo Fratello piantata la razza degli Arcioni , benché siccome un altro giorno intenderete fosse allor fortunata.
   Rob. Ritrovasi oggi in Teramo Niuno della Famiglia Arcioni ?
   Giul. Niuno; l'ultimo fu Marco, che passò a miglior vita l'anno 1448 e fu sua quella torre rotta non molto discosta dalla Villa Col-leminuccio che fin ad oggi ritiene il nome la torre di Messer Marco.
   Rob. Non più di questo, perchè ne sento dolore. Ma seguite, so nella Città altro di notabile al tempo della Regina Giovanna occorse.
   Giul. Io non so altro, se non che nella primavera dell' anno 1348 cominciò una pestilenza, la quale fu si fiera, che in tre anni, che durò, perirono, riferiscono i Scrittori di quei tempi, in Italia di ogni ceto, persone novanta. Ma Io per alcune congetture, che trovo tra i Scrittori della Città, tengo che nella nostra patria [così disponendo Iddio] assai prosperamente si trapassassero quei tre anni, e che nè da peste, nè da infestazione de Banditi , che a quel tempo nel Regno erano quasi innumerabili, nè dalle calamità, che sogliono apportare le guerre Regie colla venuta del Re Ungharo nel Regno, fosse molto molestato fi).
   Rob. M'allegro sommamente, sebbene senza profitto alcuno ogni volta, che odo la prosperità delia nostra Patria, ed all'incontro u-dendo lo sue antiche calamità ne ricevo gran dispiacere ed affanno. Or ditemi la Regina non ebbe Figlioli, nè col primo, nè col secondo marito ?
   Giul. Col primo n'ebbe uno chiamato Caroberto, che il Re Lodovico Fratello del Padre subito che giunse in Napoli lo mandò in Ungheria, ove non mollo dopo mori in tenera età. Col secondo non ebbe Figlioli, ne meno con Giacomo di Aragona Infante di Maiorica, che fu suo terzo marito, il quale tre anni dopo, che con lei si giunse in matrimonio passò a miglior vita. Si maritò la quarta volta l'anno 1300 con Ottono Duca di Branvich di nobilissimo sangue di
   (I.) Molestala. Il Palma invece vuole che qualche poca vene sia stata e l'argomenta dalle molte chiese in quegli anni consacrate alla Madonna della Misericordia. Voi. II. p. G4.

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