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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Rob. Parrai veramente, Giulio, che Giosia usasse ingratitudine in far morire coloro, che gli avevano fatto avere (così si può dire] la signoria della città, avendo potuto con qualche via riconciliarseli, senza venire ad atto irretrattabile.
   Giul. Il sospetto di statone' petti de Principi à tanta forza, che li fa' diventare crudeli, feroci, ed inumani: e vi potrei apportare di ciò esempi non solo de Principi Turchi, ne quali par che sia ereditario l'incrudelire nel proprio sangue, ma ne' principi Cristiani, che per gelosia, e sospetto di non esser scavalcati, e deposti dalle signorie, e per liberarsi di tal timore con rabbia efferata, e crudele anno fatto morire non solo gli amici sudditi loro benefattori, ma anche alcuni del proprio sangue ; ma per non interrompere il nostro ragionamento, li taccio talché Giosia non si à da tenere ingrato, per aver fatto perire Angiolo, ed i compagni, ma sibbene si à da riputare esso Angiolo imprudente, e poco accorto, che si scioccamente si lasciò uscir di bocca quelle superbe parole.
   Rob. Io vi credo, massimamente essendo di cosa, che poco importa a noi. Ora seguitate di dire gli altri successi della città fin alla morte di Giosia.
   Giul. Le cose, che occorsero nei trenta, e più anni seguenti, che Giosia fù anche vivo, furono molte, che da mano in mano secondo i tempi, che accaderono, verrò raccontando. Ora son per dire, che dopo questo fatto tornò in Teramo con l'animo turbato, mostrandosi universalmente a tutti con severa ciera, veruna persona con gratitudine accogliendo, fuorché i Mazzaclocchi, i quali dopo questo furono del continuo ben veduti, ed amati da lui. E perchè non gli piaceva l'abitazione della Cittadella vecchia, (1) o per l'aria, o parendoli poco forte, o per altro, che a me non è noto, ne fe' edificar
   (1) Era ad oriente della piazza anch'oggi detta della Cittadella. Oggi non esistono traccie visibili nò del vecchio ne del nuovo castello. Non se ne incontrano sotterra che tratti di fondamenta.

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