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Su la destinazione de' Vicari curati perpetui al disimpegno della cura di tutta la Città
nella Real Camera di S. Chiara

, 1795, pagine 124

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   17P3- come rilevali dalla relazione dell' Udienza fol. 44. e feqq.? Alcerto s'egli aveva cofa da dedurre;fé aveva carta a fuo prò, l'avrebbe allora efibita. Ma il Capitolo non vuol pagare i Curati; e perciò chiede informo.
   Sul duodecimo capo , in cui ha dedotto , di pottederfi dalla menfa V^feovile i fondi dell' unica pretefa Parrocchia in Teramo , gli fono fiate rifervate le ragioni , da fperimentarle nella Reverendittima Curia del Cappellan Maggiore : e ciò con fomma giuftizia; sì perchè quella Menfa trovafi dichiarata di Regio Patronato ; e sì perchè nell' ipotefi, che vero, e non calunniofo fotte il di lui efpofto, non potrebbe giammai il Vefcovo rimanerne fpogliato fenza un giudizio plenario, che il Capitolo ,qual Paftor primitivo, iftituir deve nel Tribunale Competente, quale appunto è la fuddetta Curia del Cappellan Maggiore . Ed un tal giudizio , che verrebbe a for-marfi tra lui, e l'Ordinario, non può impedire il dritto del terzo, qual'è quello de'quattro Vicarj per la Congrua fo-vranamente loro aflegnata.
   Non può competere neppure al Capitolo Aprutino quel folo informo , che a ciafcun Paftore primitivo fuol'agcordarfi , allorché vuole efimerfi dall' indifpenfabile obbligo della Congrua,quale farebbe quello di provare , che le Parrocchie a lui unite erano sfornite di qualfifiano rendite nell'atto, in cui fe n'effettuò I' unione .
   Imperciocché un tale informo ha luogo nel folo cafo , in cui appare, non etterfi dalle Parrocchie pottedute rendite di veruna fpecie , allorché pattarono nelle mani del Paftor Primitivo . All' incontro egli non folamente confetta 1' obbligo della Cura pervenutagli dall' aggregazione delle Par-
   roc-