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Zecche e monete degli Abruzzi nei bassi tempi.
Illustrate e descritte
Vincenzo Lazari
Arnaldo Forni Editore, 1858, pagine 117

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   abbia larghezza et chomodità atta et chonvcniente di detta moneta, et che le monete forestieri di bassa lega et di picciol peso non ci abbino a multiplicare et venire, et che la vecchia moneta buona non sj abbia a disfare in danno et pregiudicio della nostra città, e acciò che questo non abbia a seguire per l'avvenire d. Ora, chi potrà negare che anche la zecca di Civi-taducale, nella sua corta durala, abbia adottato il sistema di male aggiustare i conii ripulatissimi di Firenze, se ne abbiamo sottecchi l'incontrastabile documento nelle slesse monete ? E mentre gli zecchieri d' altri paesi, rozzamente sì, ma più fedelmente, imitavano il tipo fiorentino copiandone persino le leggende, com' è provalo dai qualtrini falsi che tuttavia si rinvengono di quello stampo, e si appalesano fuor dubbio operati alla metà del secolo decimoquinto, que'di Civitaducale, a coonesla-re 1' artifizio usato, ponevano sopra il giglio di Firenze, tanlo diverso dall' angioino, un picciol rastrello ; riproducendo per tal modo infedelmente sulla moneta una porzione dell'arme del loro comune poc' anzi indicata, ed iscrivendo il nome del comune stesso nel giro ; mentre dall' opposto lato, alla mezza figura del Batista, quella sostituivano ugualmente alleggiata del santo vescovo Marino o Massimo, che pure sul doppio bologni-no vedemmo. Di tali servili imitazioni delle monete delle zecche più accreditate, operate nelle minori, la numismatica di tull'i secoli ci porge biasimevoli esempii.
   * Orsini, o. e., p. 259.

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