Federico Adamoli
Felice Barnabei. Lettere a Giannina Milli (1862-1888)


Pagina 39 di 82       

%


     Dica alla Fortunata che ho fatti i suoi saluti a casa Castinelli e che si è parlato delle sue accademie mangiatorie di Cisanello!
     Tante cose alla mamma ed Antonio alla sig.ra Tommasi (74) al Frullani all'avvocato alla sig.ra Vittoria al Prof. Vannucci a tutti che vengono a vederla. Mi creda
     d.mo
     FBarnabei


     XVII

     Napoli l'ultimo del 1865

     Pregiatissima signora Giannina.

     Scrivo troppo tardi è vero; non ho potuto scrivere prima perché prima gli esami ora le lezioni (75) mi portano via tutte le poche ore onde si compone la giornata (76). Mi feci però vivo l'altro giorno in una lettera della Gigina. L'ho vista varie volte e s'è chiacchierato a lungo. Il bello fu quando andò all'Educandato il primo giorno che arrivai qui. Scese la Gigina ed io restai al sentirla parlare così soavemente il napoletano. Dissi: che cos'è questa pronuncia troppo napuriella? E lei: non mme ne m'port! accompagnato da quell'alzare della [...] che qui dice tanto e che non si può descrivere (77).
     L'ho rivista poi a casa con D. Bernardo e poi un momento all'Istituto e poi due giorni a casa nelle feste di Natale e poi non più. Avevo promesso tornare da lei con D. Bernardo giovedì passato; ma mi toccò far lezione e non potei disporre neppure di mezz'ora.
     Si ride che non se ne può più riandando le memorie del primo anno in Toscana fra le quali brilla il ricordo dei balli delle seggiole (78) del soccorso delle cipolle per piangere [...] e sopratutto la disperazione che allora mi rodeva.

(74) In particolare il 6 novembre 1864 Firenze subì un'inondazione a causa dello straripamento dell'Arno.

(75) Elisa Tommasi fu assidua corrispondente della Milli per un trentennio fino alla morte della poetessa. Nel fondo Milli si conservano di lei 120 lettere.

(76) Nel novembre 1865 il Barnabei ottenne la nomina a professore reggente di lettere greche e latine della quinta ginnasiale del Liceo Vittorio Ema nuele di Napoli. Inizialmente era stato destinato a Benevento ma grazie all'interessamento di Nicola Rosei sacerdote e patriota abruzzese e capo divisione della segreteria della pubblica istruzione di Napoli ottenne l'incarico nel capoluogo partenopeo. Fu il Villari a segnalarlo al Rosei.

(77) Nelle Memorie Barnabei lascia intendere chiaramente quanto si fosse rivelata insufficiente la preparazione universitaria per affrontare l'insegnamento ma soprattutto quanto fosse necessario il rinnovamento nei metodi d'insegnamento: «I professori universitari insegnano molte belle cose ma poche di esse sono realmente utili nella pratica scolastica».

(78) Gigina Milli insegnava a Napoli già dal 1862 dove era stata nominata istitutrice del terzo educandato con l'ufficio di maestra nella prima classe (lettera del 28 giugno 1862 di Paolo Emilio Tulelli a Giannina Milli). Sempre a Napoli aveva soggiornato negli anni precedenti per studiare insieme al fratello Antonio. Se Gigina divenne maestra gli esiti del fratello furono più incerti: frequentò una bottega con scarso profitto si diede allo studio del canto coltivò la prospettiva del teatro ed infine si impiegò nelle ferrovie a Firenze dove visse molti anni e vi morì nel 1895. Negli anni degli studi i fratelli Milli furono assiduamente seguiti dal Tulelli amico fedele della poetessa che la ragguagliava puntualmente sull'andamento della loro formazione. I rapporti tra il sacerdote napoletano e la Milli sono documentati da oltre cento lettere.