Vincenzo Bindi
Gaetano Braga da' ricordi della sua vita


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     Molte volte la vidi col Rosario in mano, e mi ricordo, che un giorno, in quell'atteggiamento, mi domandò, con vero amore di madre, come andavano le mie cose religiose.... Il giorno seguente mi recai dal mio vecchio amico Helzel, mercante di pianoforti: ne scelsi uno piccolo, verticale e gli ordinai di mandarlo il giorno dopo da D.a Amalia Colonna: a Lei dissi, che per tutto il tempo che sarei restato a Napoli, avrei tenuto quel pianoforte tra la porta della sua camera da letto e l'ultima finestra della stanza vicina, perché tutti i giorni potesse udire la musica, che desiderava da me. Sorrise angelicamente e mi ringraziò assai, perché la musica era una delle sue passioni e, tanto ammalata, non solo non cantava più, ma da un anno, stando sempre a letto, non aveva più potuto sentire una nota. E così le cantavo spesso le più belle melodie, specialmente di Bellini, e molte delle più recenti composizioni mie e di altri maestri e musicisti a lei cari. Ella trovava tutto bello, poverina, perché io così la distraeva dai suoi dolori e in quell'istante la rendevo felice.
     Infine, per tutto il tempo, che passai a Napoli, o di giorno o di sera, sempre due ore di musica le erano consacrate; il distacco perciò da lei mi fu penosissimo: quando fui vicino al suo letto, mi fece trovare un gingillo di oro per suo ricordo. Tremava tutta pel gran dolore che soffriva, e con voce fioca mi disse: 'Voglio che porti sempre questo alla catena del tuo orologio'. Io mi misi a piangere dirottamente e mi gettai su lei, mentre Ella mi poggiava la sua scarna mano sul capo, dicendomi queste parole: 'Sii benedetto e Dio ti accompagni'. Fu il caro D. Gioacchino Colonna, suo marito, che mi strappò da lei e mi accompagnò, dopo di avermi baciato, sino alla porta. Povera Donna Amalia mia! Due mesi dopo ebbi dalla Duchessa di Atri la fatale notizia! Donna di alti sentimenti patrii, di grandi virtù, religiosa, benefica per tutti e specialmente per me, che le debbo tutta la parte morale della mia vita! La madre sua visse ancora quattro anni e mi ricordo che nel 1864, primo anno che potetti rientrare a Giulianova dalla parte di Ancona, facemmo alla Chiesetta della Madonna dello Splendore il funerale per l'anniversario di lei. (11) Povera mia seconda madre, quanto ti debbo!

(11) Io era allora quasi un fanciullo e mi ricordo di avere scritto, a premura di mio Zio, il Canonico D. Antonio Bindi, le epigrafi, che furono apposte nel tumolo.