Vincenzo Bindi
Gaetano Braga da' ricordi della sua vita


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     Partito da Napoli, tornò a Parigi e vi riprese subito le sue conoscenze e insieme le lezioni agli artisti francesi ed italiani. Egli era fortissimo nell'insegnare il canto; con la sua guida la Borghi-Mamo divenne quella celebre artista, inimitabile nella Favorita, e da tutti ammirata. "Un giorno”, è Braga che scrive, "Meyerbeer promise alla Borghi-Mamo di andare da lei per udire il suo Profeta, ed io, quale suo professore, dovetti trovarmi al pianoforte per accompagnarla. A mano a mano che si provava lo spartito, Meyerbeer si mostrava molto soddisfatto della buona interpretazione; ma, alla fine dell'ultima cavatina, si accorse che il merito era tutto mio, tanto che alla Borghi-Mamo la quale, per una malizia mia, affrettava certi tempi più di altre cantanti, disse che mai aveva udito eseguire così presto quell'allegro e che temeva che ella non avrebbe potuto continuare. La Borghi-Mamo non seppe rispondere neppure una parola; allora io gli dissi: 'Questa maniera diversa, con cui l'artista canta la vostra cavatina, è più di effetto o no?' Ed egli mi rispose: 'Volesse il cielo che essa potesse sempre cantarla così!' Allora ripresi: 'Ebbene, la continuità dell'esecuzione è affar mio, e vi prometto che Ella canterà sempre come a lei l'ho insegnata'; e così fu.
     “Questa conversazione strinse fra me e l'illustre maestro un'intima ed affettuosa amicizia, che si mantenne sempre fedele in avvenire. Mi volle presentare agl'impresarii Boyer e Vaéz ed a tutto il personale del Teatro, e così tra il rispetto ed i saluti di tutti, divenni il padrone delle scene del primo teatro di Parigi. Meyerbeer erasi recato espressamente da Berlino e Vienna per assistere alla prima rappresentazione dell'Estella di S. Germano: (13) era un vero artista. Nelle prime rappresentazioni di tutte le opere che si davano a Parigi, io lo vedeva sempre in platea, come uno scolaretto, attento a segnare con la matita in un libretto le sue osservazioni. Di animo buono, amabile, cortese, si mostrava sensibilissimo a qualunque elogio. Mi ricordo di un giorno in cui sulla scena si ripeteva il Profeta, e precisamente quando nel IV atto seguiva l'entrata trionfale dello stesso, circondato da ragazzi con le zimarre rosse e le cotte bianche, che cantavano: Le voila le Roi Prophète. Eravamo seduti entrambi, sopra un banco. Tutto commosso e con entusiasmo febbrile, gli diedi un fortissimo pizzicotto, gridando: 'Per Dio, quanto è bello questo!' Meyerbeer, tra il grande dolore che gli feci provare e l'entusiasmo mio, si voltò ringraziandomi con una faccia che mostrava lo spasimo, ma anche una grande compiacenza ".

(13) Questa opera venne poi rappresentata a Trieste, ma per il mal volere degli artisti e per altre ragioni non ebbe il successo che meritava. Braga ne discorre con grande rammarico nelle sue Memorie.