"Se non sei un immortale, perché parli come loro?"
"Che cosa posso aver detto?"
"Sul bordo della foresta ti ho sentito cantare: 'Solo incontro talvolta gli immortali, espongono gli arcani della Corte Gialla.' Ora, la Corte Gialla contiene le parole veridiche del Tao e della Virtù. Come dunque non saresti un immortale?"
"Ti dirò" rispose ridendo il boscaiolo: "questi versi cantati sull'aria della Corte piena di profumi li ho effettivamente imparati da un immortale. Abita non lontano dalla mia capanna. Poiché mi vedeva penare, e spesso di cattivo umore, mi ha insegnato a recitare i versi quando ho qualche noia, per distendere lo spirito e superare le difficoltà. Un momento fa mi sentivo un po' preoccupato e mi son messo a cantarli, senza sapere che tu mi ascoltassi."
"Dal momento che hai questo vicino, perché non ti fai suo discepolo per imparare la ricetta dell'immortalità? Non ti farebbe comodo?"
"Il fatto è che la mia vita è sempre stata dura: devo ai miei genitori di avermi cresciuto fino a otto o nove anni, ma ero appena in grado di capire qualcosa quando mio padre morì e lasciò vedova mia madre. Poiché non ho né fratelli né sorelle, non c'ero che io a vegliare su di lei. Ora che è vecchia, ne ha un bisogno ancor maggiore. E poi la nostra terra è sterile e incolta, non abbiamo di che nutrirci e vestirci. Io posso soltanto tagliare fascine e portarle al mercato, per cavarne qualche sapeca di merce e qualche litro di riso, che cuocio e preparo con le mie mani per servirlo alla mia vecchia madre con un po' di tè. Ecco perché non mi è possibile coltivare il Tao."
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