"Ho una querela da presentare contro due tizi."
"Il solito aggressivo!" si dissero sconcertati i precettori. "Chissà con chi se la prende, questa volta."
Lo condussero alla Sala delle Nuvole Misteriose e lo annunciarono a sua maestà, che decretò di farlo entrare. Scimmiotto espletò il cerimoniale degli omaggi al trono e presentò l'istanza, che l'immortale Ge prese e svolse sul tavolo imperiale. L'Imperatore di Giada la lesse dal principio alla fine e vi appose il suo sigillo: ciò ne faceva un decreto imperiale. Il pianeta Venere fu incaricato di recarsi al Palazzo Torre di Nuvole per citare il re celeste Li Porta Pagoda a comparire davanti a sua maestà.
"Oso sperare che il sovrano del cielo gli darà un castigo esemplare" aggiunse Scimmiotto. "Bisogna estirpare dalla radice queste porcherie."
"Vada anche il querelante" ordinò l'Imperatore di Giada.
"Andar dove?" chiese Scimmiotto.
"Dovete recarvi da Li. Sua maestà ha manifestato il proprio volere" risposero i quattro precettori celesti. "Potete accompagnare il vecchio Venere."
Quando giunsero alla Torre di Nuvole, l'astro del metallo fu subito annunciato dal portinaio: "È arrivato sua signoria Supremo Candore", e il re uscì a riceverlo. Visto che veniva in qualità di inviato imperiale, ordinò che si portasse l'incenso da bruciare. Quando Li vide che Scimmiotto era venuto con lui, non poté nascondere un moto di disappunto. Come mai? Il fatto è che gli scontri di cinquecento anni prima, quando Li e suo figlio non erano stati in grado di catturare quel terribile grande santo, avevano lasciato qualche segno.
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