Wu Cheng'en
VIAGGIO IN OCCIDENTE


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     "Che decreto mi porti?"
     "Una querela del grande santo Scimmiotto contro di te."
     "Che querela potrà mai presentare contro di me?"
     "Ti accusa di incitamento a ratto di esseri umani, rivolto a una falsa lamia. Brucia l'incenso e poi leggi tu stesso."
     Il re celeste, ansimante d'ira, collocò il tavolino dell'incenso e ringraziò l'imperatore della grazia che gli accordava. Poi svolse il documento, lo lesse e andò tanto in collera che quasi rompeva il tavolino battendoci i pugni: "Zucca dura di una scimmia! È tutto falso."
     "Calmati!" lo invitò l'astro del metallo. "Il querelante ha prodotto come prove una tavoletta e un bruciaprofumi, e assicura che si tratta proprio di tua figlia."
     "Ho tre figli e una figlia. Il primo è Suvarnata, in servizio nell'avanguardia del Beato, come protettore della Legge; il secondo, Moksa, è discepolo di Guanyin nei mari del Sud; il terzo è Nata, sta con me ed è il più instancabile difensore del trono imperiale. Mia figlia Zhenying non ha ancora compiuto sette anni: che cosa vuoi che sappia di uomini e di vampiri? La prenderò in braccio, povera piccola, e te la farò vedere. Mai sentito uno sfacciato paragonabile a questa scimmia zuccona. E che accusato si viene a cercare! Un feldmaresciallo autorizzato prima a decapitare e dopo a riferire; figuriamoci! La calunnia è un brutto reato persino quando le vittime sono gentucola. La legge lo dice: falsa accusa comporta pena aggravata di tre gradi. Legate subito questa scimmia con la corda per diavoli!" ordinò ai suoi subordinati.


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