"Potrei evitarlo, se mi patrocinaste voi."
"Lo farei volentieri; ma con quali argomenti?"
"Ricordategli che foste voi a proporre di perdonarlo e di conferirgli un titolo; vi darà retta."
L'astro del metallo finì per andare da Scimmiotto e mettergli una mano sulla spalla: "Grande santo, fallo per me. Andiamo pure in udienza da sua maestà; ma prima làsciati slegare."
"Lascia stare, vecchio mio. Ci posso andare da solo, rotolando per terra."
L'astro del metallo rise amaramente: "Come sei spietato! Eppure a suo tempo ti ho reso dei servigi; perché oggi mi rifiuti un piacere?"
"Di quali servigi vai cianciando?"
"Quando eri una creatura malefica sul Monte di Fiori e Frutti, avevi cancellato di prepotenza il tuo nome dal registro dei morti e ti davi alla violenza con la tua banda di mostri. Il Cielo voleva farti arrestare; fui io a proporre di promulgare un editto di pacificazione, e di convocarti in paradiso per darti il titolo di equipuzio. Ti ribellasti di nuovo, e fui ancora io a insistere perché ti si accordasse il titolo di Grande Santo Uguale al Cielo. Tant'è, non sapevi proprio stare al tuo posto; così rubasti le pesche della regina, trafugasti il vino dell'imperatore e saccheggiasti l'elisir del signore Laozi. Comunque, fu questo il tuo percorso per giungere alla non-nascita e alla non-estinzione. Se non fossi intervenuto io, in un paio di momenti cruciali, dove saresti oggi?"
"Lo dicevano, gli antichi! Da morto, non farti seppellire vicino a un vecchio; non la finirebbe mai di lagnarsi e di punzecchiarti. Il titolo di equipuzio valeva ben poco; un po' di disordine che feci in Cielo non fu proprio niente di speciale. Va be', mi venga a slegare. Ma lo dico solo per salvarti la faccia."
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