Wu Cheng'en
VIAGGIO IN OCCIDENTE


Pagina 359
1-100- 200-300- 400-500- 600-700- 800-900- 1000-1100- 1200-1300- 1400-1500- 1600-1700- 1800-1900-1924

[Indice]

     "Per quanto so e ricordo, nella nostra proprietà non si erano mai visti demoni, diavoli o mostri. La disgrazia del vecchio ottuso che sono è di non avere figli maschi. Ho avuto solo tre figlie: Orchidea Profumata, la maggiore; Orchidea di Giada, la seconda; e la beniamina, Orchidea Azzurra. Le due più grandi erano fidanzate già in tenera età a persone del villaggio, ma per la minore avrei voluto un genero che fosse disposto a vivere con noi: qualcuno che fosse attivo, capace e servizievole, e si prendesse cura della mia vecchiaia. Tre anni fa capitò qui un tizio che, devo dire, si presentava abbastanza bene; diceva di chiamarsi Porcellino e di venire dai monti Fuling. Non aveva più genitori, né fratelli; perciò era disposto a entrare in famiglia come genero. Mi pareva appunto il tipo di persona che mi occorreva, senza altri obblighi né legami. Nei primi tempi lavorava molto: arava ed erpicava senza attrezzi né bufali, mieteva senza falce. Si alzava all'alba e rientrava a notte. Non si può dire che andasse male. L'unico inconveniente era quella faccia, specialmente la bocca, che a poco a poco cambiava."

     "Cambiava come?" chiese Scimmiotto, interessato.
     "All'arrivo era un discreto pezzo d'uomo, un moro; ma un po' per volta prese un aspetto da scemo, con un grugno lungo lungo e orecchie larghe; dietro la nuca gli sbucarono certe lunghe setole rade. Il corpo prese proporzioni enormi. La testa, in poche parole, è quella di un grosso maiale. E l'appetito! In un pasto si mangia quattro o cinque moggi di riso. Solo per la prima colazione, gli occorrono un centinaio di focacce. E grazie al cielo che mangia di magro! Se chiedesse carne e vino, nel giro di sei mesi al vecchio stupido che sono non resterebbe niente, di tutta la produzione delle sue proprietà."


[Pagina Precedente] - [Indice] - [Pagina Successiva]