Tripitaka divenne rosso paonazzo e balzò in piedi: "Siete una banda di pervertiti, e cercate vergognosamente di sedurmi. Passi che si stia a conversare della Via e dei suoi misteri; ma non penserete di incastrarmi con questa signorina?"
I quattro vecchi guardavano spaventati il reverendo e si mordevano le dita per l'imbarazzo. Ma si fece avanti il servitore fantasma dal corpo rosso e urlò: "Bonzo meschino, non capisci l'onore che ti facciamo! Cos'è che non va nella nostra signorina? È bella, sa comporre versi, è abile in ogni lavoro di casa. È semplicemente perfetta, e tu non la puoi rifiutare. Penserò io a presiedere al matrimonio."
Tripitaka divenne pallido come un morto, ricadde seduto e non diede più segno di comprendere qualsiasi cosa gli dicessero. Il fantasma concluse: "Maledetto bonzo, adesso fai il sordo. Ho una gran voglia di metterti le mani addosso: e se lo faccio, altro che prender moglie! La tua carriera, caro mio, finisce qui."
Il reverendo pensava ai suoi discepoli: chissà dov'erano andati a finire e se avrebbero potuto aiutarlo. Sul suo viso impietrito corsero due lacrime. La donna gli sorrideva e lo accarezzava; trasse dalla manica un fazzolettino di seta profumato di miele e gli asciugò gli occhi dicendo: "Non ti preoccupare, dolce amico! Mescoliamo i nostri profumi, diamoci ai piaceri dell'amore! Ti divertirai!"
Con un singulto di disperazione, il reverendo balzò di nuovo in piedi e corse via. Tutti lo inseguirono, lo afferravano per la tonaca, lo tiravano di qua e di là e facevano un gran baccano.
|