A un tratto si sentì gridare: "Maestro! Dove siete? Che cos'è questo chiasso?" Infatti i discepoli, che erano infaticabilmente andati alla sua ricerca per tutta la notte, su e giù fra spine e sterpi, nella nebbia e nella guazza, percorrendo l'intera Cresta dei Rovi da un capo all'altro, erano infine giunti nel posto giusto.
I vecchi, il servo fantasma, la donna e le sue cameriere: tutti quanti scomparvero in un lampo. Ed ecco i discepoli che gli venivano incontro e chiedevano: "Maestro, come avete fatto ad arrivare fin qui?"
"Discepoli miei!" sospirò Tripitaka aggrappandosi a Scimmiotto. "Quante pene vi ho dato! Mi ha portato qui il vecchio che abbiamo incontrato ieri sera, che si era presentato come tudi e che tu, mio caro, volevi abbattere. Mi ha portato in una compagnia di certi vecchi che mi trattavano da 'santo monaco', avevano una conversazione colta e si dilettavano di poesia. Fino a mezzanotte abbiamo composto versi a gara; poi si è unita a noi una bella donna, che verseggiava anche lei al lume delle lanterne e mi chiamava 'dolce amico'. Le sono piaciuto e mi voleva portare a letto. Quando ho rifiutato, mi hanno perseguitato con le loro proposte di matrimonio; sono fuggito, ma mi hanno inseguito, e stavamo litigando quando voi siete sopraggiunti. Il timore del vostro intervento, o forse lo spuntare dell'alba, li ha fatti scomparire."
Esplorarono il posto e scoprirono la scritta EREMO DEGLI IMMORTALI SILVESTRI incisa nella roccia. "Eravamo proprio qui" confermò Tripitaka.
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