Wu Cheng'en
VIAGGIO IN OCCIDENTE


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     Concatenare il frutto alla sua causa consiste, in questo caso, nello spingere l'uomo al bene e allontanarlo dal male.
     Ogni pensiero, riflesso nello specchio divino, è un'azione: che tu sia stupido o intelligente, impara che a questo non v'è altro rimedio che la cancellazione del mentale.
     Metti a profitto la vita coltivando la Via, senza divagare. Getta il guscio e cogli la polpa: questo ti occorre nella ricerca di lunga vita. Conserva limpida la tua coscienza, e assaggerai il sapore del burro fuso. Quando i buoni avranno attraversato i tre passi e colmato il mare nero, se ne andranno a cavallo di fenici e di gru. Per loro la tristezza si muterà in compassione, e raggiungeranno l'assoluta felicità.

     Come si è visto, la pietà e la sincerità di Tripitaka erano tali che gli dèi non potevano che proteggerlo; gli spiriti degli alberi gli risparmiarono persino spine e rovi, che infatti a quel punto scomparvero dal suo cammino. I quattro pellegrini ripresero il viaggio a Occidente. Camminavano nella primavera:


     Il cucchiaio dell'Orsa Maggiore rivolge il suo manico a est: tutto fiorisce e prospera. La terra verdeggia di piante ed erbe, ogni riva si ricopre di verdi fronde di salice. Peschi in fiore risalgono i pendii delle colline. L'umidità che evapora dai torrenti smorza i colori in una garza smeraldina.
     Venti e piogge agitano i cuori. Il sole ravviva la bellezza dei fiori sbocciati. Le rondini recano nel becco fili di muschio.
     La montagna assume i chiaroscuri della pittura di Wang Wei. La lingua degli uccelli è più dialettica del retore Jizi.


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