Ma nessuno è presente a godersi questi paesaggi profumati, salvo farfalle danzanti e api ronzanti.
Maestro e discepoli si compiacevano di calpestare l'erbetta, seguendo il cavallo che trotterellava pacificamente. Giunsero così ai piedi di una montagna alta fino al cielo. Tripitaka la indicò con il manico del suo frustino: "Consapevole del Vuoto, quanto sarà alta quella montagna? Si direbbe che arrivi a perforare il firmamento."
"Ricordate gli antichi versi? Alta del ciel la rocca, nessun monte la tocca" rispose Scimmiotto. "Può salire finché vuole, ma al cielo non arriva."
"Allora, perché i Monti Kunlun si chiamano pilastri del cielo?" obiettò Porcellino.
"Non te ne intendi" rispose Scimmiotto. "A nord ovest, dove sorgono i Kunlun, la volta del cielo è incompiuta. Quei monti si chiamano così perché turano la falla."
"Non raccontargli balle" intervenne ridendo Sabbioso. "Lui se le beve e poi le va a raccontare agli altri, come se fossero vere. Andiamo avanti. Sapremo quanto è alta la montagna quando l'avremo scalata."
Il bestione corse dietro a Sabbioso, un po' offeso e un po' ridendo. Giunsero in breve ai piedi del pendio e incominciarono l'ascesa.
Soffia il vento nella foresta, l'acqua ribolle in fondo al precipizio che gli uccelli non osano sorvolare: intimorisce persino gli dèi. Innumerevoli rupi a picco sui burroni, la strada svolta e serpeggia senza fine. Turbini di polvere si levano in siti inaccessibili. Lo sguardo esplora senza stancarsi quelle rocce dalle forme bizzarre.
Uccelli cantano sugli alberi, i cervi brucano i funghi, le scimmie saltano sui rami cogliendo pesche selvatiche.
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