Le finestre si spalancano nella brezza, le cortine si arrotolano sulla lieve bruma. L'atmosfera monastica è improntata a quieta inattività, senza traccia di volgare impazienza.
È un territorio benedetto, su cui il mondo di polvere non ha presa; terra purificata, che invita all'ascesi della Via.
"Maestro" riferì Scimmiotto, "è un monastero; ma in quell'atmosfera di meditazione, che sembrerebbe così felice, c'è qualcosa di nefasto che non riesco a capire. L'aspetto sarebbe, nientemeno, quello del Monastero del Colpo di Tuono, ma non è nel posto giusto. Quando ci arriveremo, sarà meglio essere prudenti: non vorrei brutte sorprese."
"Se ha l'aspetto del Colpo di Tuono, non saremo per caso arrivati sul Monte degli Avvoltoi?" gridò Tripitaka. "Non deludere l'attesa del mio cuore sincero, non tardare la realizzazione dei miei voti."
"Nemmeno per sogno. Sono stato più volte sul Monte degli Avvoltoi, e non è questo."
"D'accordo; ma ciò non dimostra che laggiù non viva gente perbene" osservò Porcellino.
"Non perdiamo tempo a sospettare" disse Sabbioso. "La strada ci porta proprio là; quando saremo arrivati, vedremo di che cosa si tratta."
"Consapevole della Purezza ha ragione" concluse Scimmiotto.
Il reverendo frustò il cavallo per farlo correre. Quando giunse al portale lesse la scritta
MONASTERO DEL COLPO DI TUONO
e ne fu tanto sorpreso che cadde giù dal cavallo; rotolando per terra inveiva: "Maledetto macaco, tu mi vuoi morto! Siamo giunti alla meta, e me lo tenevi nascosto!"
"Maestro, non vi arrabbiate" rispose Scimmiotto sorridendo a denti stretti. "Prima di rimproverarmi, dovreste guardare meglio. Avete letto solo tre caratteri, ma la scritta ne contiene quattro."
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