Madre del legno, stupida, diede retta ai compagni.
La natura è ingannata dalla perversità,
Il diavolo malvagio schernisce l'uomo pio.
La gran porta del male è agevole a imboccare
Assai più del pertugio d'ingresso nella Via.
Scimmiotto, stretto fra i cembali, si trovava immerso nella più nera oscurità e sudava come un dannato; per quanto spingesse, tirasse e battesse con la sua sbarra, non c'era verso di liberarsi. Fece il passo per crescere di statura oltre mille tese; i cembali crebbero con lui, senza aprire il minimo interstizio. Allora si ridusse più piccolo di un grano di senape: ma i cembali lo seguirono e divennero altrettanti minuscoli. Alitò sulla sbarra il suo fiato magico e la trasformò in una pertica; si strappò due peli dietro la nuca, e ne fece delle punte di trapano a forma di fiore di susino a cinque petali; montò i trapani in cima alla pertica, li applicò contro il metallo dei cembali e li fece ruotare un migliaio di volte. Le punte stridevano, ma non riuscivano a intaccare il metallo.
Scimmiotto si spaventò. Fece un altro passo magico e recitò l'incantesimo: "Om, ram, per il puro mondo della legge; qian, per le origini e per la virtù della lama."
Al richiamo, i rivelatori delle cinque direzioni, gli dèi del giorno e della notte e i diciotto difensori della dottrina si affollarono intorno ai cembali e domandarono: "Grande santo, che cosa vi serve?"
"Il mio maestro non ha voluto darmi retta" rispose Scimmiotto. "Se questa volta dovesse crepare, sarebbe tutta colpa sua. Per ora vorrei che trovaste il modo di aprire questi cembali per liberarmi: c'è buio pesto qui dentro, e fa un caldo soffocante. Quando sarò uscito, ci consulteremo sul da farsi."
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