Scimmiotto asciugò le lacrime: "Si capisce, non c'è altro da fare. Torno là sotto. E voi sorvegliate bene l'uscita, visto che non avete più niente da custodire." E balzò giù senza prendersi nemmeno la briga di trasformarsi.
Aspetto bizzarro, ma cuore valente;
Il viso è contorto, ma ha grandi poteri.
Dagli occhi arrossati diffonde faville
E peli di ferro ricoprono il corpo.
Sa mettere in fuga le nubi del cielo
E reca scompiglio fra le onde del mare.
Sconfisse divini guerrieri in battaglia
E conquistò titoli di grande prestigio.
Ed oggi anche l'Ovest dovrà riconoscere
Qual'è il suo valore e i grandi poteri.
Andò dritto filato alla torre d'ingresso, trovò chiusa la porta e la sfondò senza complimenti. Dentro regnava il silenzio: non c'era segno di presenza umana. Arredi e vasellame erano scomparsi dal chiosco di paglia; il portico est era deserto.
In effetti la lamia aveva abbandonato la residenza e si era rifugiata chissà dove (l'abisso aveva grandi dimensioni, più di trecento li di circonferenza). Scimmiotto, deluso, si lamentava: "Maestro, siete proprio nato sotto la stella della disgrazia. Perché vi siete andato a rimpiattare in posti che non conosco?"
Il vento portò una zaffata di profumo d'incenso. Seguì la traccia ed entrò in una piccola stanza disadorna, in cui si vedevano tre nicchie nel muro; in quella centrale era posto un tavolo laccato, scolpito con un motivo di draghi. Sul tavolo erano posati un bruciaprofumi dorato, da cui esalava l'incenso, e una tavoletta su cui era scritto a caratteri d'oro:
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