Vennero avanti gli assistenti: il dio Efficienza Gigantesca, il generale Pancia di Pesce e il maresciallo Yaksa Eroico, e legarono Scimmiotto.
"Re Li, non cercare guai!" lo esortò l'astro del metallo. "Ha ricevuto l'ordine di accompagnarmi. La tua corda stringe: se non sarà giustificata, te ne pentirai."
"Non posso tollerare un'accusa tanto perfida. Siediti un momento; io prendo la mia sciabola per decapitare i diavoli e gli taglio la testa. Dopo farò rapporto."
L'astro del metallo, tutto spaventato, si rivolse a Scimmiotto: "Hai sbagliato: non si presentano accuse all'imperatore con tanta leggerezza. Come fai a dire che l'accusa è fondata? E se adesso ci rimetti la pelle?"
"Vecchio mio, non vi preoccupate" rispose Scimmiotto con un sorrisetto. "Non c'è nulla da temere. Il vostro vecchio Scimmiotto conduce sempre i suoi affari così: al principio sembra che perda, ma alla fine vince lui."
Il re celeste, che era andato a prendere la sciabola, la venne a roteare sulla testa di Scimmiotto. Accorse il terzo principe, sfoderò la spada e parò il colpo. Gridava: "Padre e re, calmatevi!" Il re impallidì. Perché mai? Chi lo ostacolava con le armi in pugno non era altri che suo figlio; non sarebbe stato naturale ordinargli di farsi da parte? Ma ecco che cosa c'era sotto.
Alla nascita quel figlio recava scritto il segno Na sulla mano destra e il segno Ta sulla sinistra: donde il suo nome, Nata. Dopo soli tre giorni, il bimbo provocò un incidente. Aveva sentito raccontare che i tendini di drago sono particolarmente resistenti. Perciò entrò in mare, forzò l'ingresso del palazzo di cristallo e acchiappò un drago, per cavargli un tendine e farsene una cintura. Quando suo padre lo seppe lo volle uccidere, per evitare di peggio. Nata, furioso, impugnò la sciabola e si fece a pezzi da sé: consegnò la carne alla madre e le ossa al padre, per restituire a lei il sangue e a lui lo sperma. L'anima se ne andò nel Paradiso dell'Ovest a querelarsi davanti al Buddha.
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