Il Beato commentava sutra per i pusa; quando sentì una voce, nella selva di bandiere e baldacchini, che gridava: "Aiuto!" Gli occhi di sapienza del Buddha riconobbero subito l'anima di Nata. Recitò l'incantesimo che fa rivivere i morti, utilizzando il loto: la radice per lo scheletro e le foglie per rivestirlo. Così rinacque Nata, che in seguito avrebbe assoggettato alla Legge i diavoli delle novantasei grotte e acquistato grande potenza.
Al ritorno a casa, Nata voleva vendicarsi del padre. Il re celeste non trovò altro rimedio che implorare a sua volta l'aiuto del Buddha per il quale, come si sa, pace e armonia contano più di ogni altra cosa.
Il Beato gli donò un reliquiario d'oro traforato a forma di pagoda, con bellissime immagini di buddha a ogni piano. Con ciò Nata era invitato a rispettare suo padre come un buddha e a deporre il rancore. Questo è il motivo per cui Li si chiama Porta Pagoda.
Vedendosi davanti il figlio con la spada in mano, il re si spaventò e corse subito a prendere la pagoda d'oro: "Che fai, ragazzo? Alzi la spada su tuo padre?"
"Voglio solo evitarvi di commettere un errore. È vero che avete una figlia nel basso mondo."
"Tu sogni. Io non ho altri figli che voi."
"Avete dimenticato. La ragazza, d'origine terrestre, trecento anni fa divenne un mostro e rubò candele e incenso al Monte degli Avvoltoi, con l'intenzione di mangiarseli. Voi foste incaricato di catturarla e di batterla a morte. Ma il Buddha ordinò:
'Non pescar pesce nato in acqua fonda;
Lunga vita alla cerva sopra il monte.'
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