Mentre i buddha lodavano l'eminente Legge del Beato, Scimmiotto si rivolse al monaco cinese: "Maestro, ora che siamo colleghi buddha, non penserete mica di continuare a farmi portare il cerchio d'oro. O magari vi piacerebbe ripetere l'incantesimo per stringerlo? Mi farete il piacere di recitare la formula che lo apre, e io lo farò a pezzi perché quella vecchia pusa maligna non sia tentata di usarlo per giocare brutti tiri a qualcun'altro."
"Non portarmi rancore. A quei tempi eri difficile da maneggiare; bisognava pure adottare qualche mezzo speciale per tenerti sotto controllo. Ora che sei buddha, il cerchio è scomparso: non poteva certo rimanerti incrostato sulla testa. Tocca e verifica."
Scimmiotto si palpò la testa: il cerchio non c'era più.
Il buddha Candana, il buddha della Battaglia, il Delegato alla Pulizia e l'arhat dal corpo d'oro si godevano il giusto frutto; il cavallo-drago aveva raggiunto il nirvana.
La realtà torna in polvere. Rinnòvati,
Unito ai quattro stati. Gli elementi
Ricadono nel vuoto e nel silenzio,
E così i vani nomi dei demoni.
Ha raggiunto Candana il Gran Risveglio,
Alto su ogni pericolo. Si spargono
Ovunque i sutra sulla terra. I cinque
Di non-dualità giungono in vetta.
I cinque presero il loro posto fra gli infiniti convenuti ad ascoltare la predica del Buddha: buddha e pusa, santi monaci, arhat, rivelatori, bhiksu, upâsaka e upâsikâ, divinità di grotte e di montagne, grandi dèi, guardiani, protettori, dèi del giorno e della notte, tudi, maestri e immortali che avevano ottenuto la Via.
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