I NIBELUNGHI


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     La bella Brunilde balzò presto in piedi.
     «Gunther, nobile cavaliere, grazie del bel colpo!».
     Ella pensava che l'avesse fatto lui, con le sue forze; ma no, un uomo assai più forte l'aveva gettata a terra.
     Adirata la nobile fanciulla sollevò la pietra e la lanciò lontano con tutta la forza, poi la inseguì d'un salto; la sua corazza risuonò tutta.
     La pietra cadde a terra dodici braccia lontano da lei; ma il salto della fanciulla andò più lontano. Il veloce Siegfried corse là dove giaceva il sasso; Gunther finse di prenderlo; ma Siegfried lo lanciò.
     Siegfried era forte, coraggioso e anche alto: lanciò la pietra più lontano, e anche saltò più lontano. Grande meraviglia è e cosa abbastanza ingegnosa, che egli nel salto portò anche Gunther.
     Il salto era finito; il sasso giaceva a terra; e si vedeva soltanto Gunther, il guerriero. La bella Brunilde era rossa di collera.

     Siegfried aveva distolto la morte da Gunther.
     La regina, quando vide Gunther sano e salvo all'estremità del circolo, disse ai suoi servi:
     «Amici e uomini ligi, avvicinatevi; voi sarete tutti soggetti a re Gunther».
     Quelli deposero tutti le armi, e si prostrarono al re dei Burgundi; erano uomini forti e arditi, ma credevano che i giochi li avesse fatti lui con le proprie forze.
     In tale maniera l'orgogliosa Brunilde fu conquistata con le forze e con l'inganno di Siegfried, e ella dovette prepararsi a seguire il suo sposo Gunther nel paese dei Burgundi.
     Intanto però Siegfried e il re continuarono a essere suoi ospiti in Islanda.


     OTTAVA AVVENTURA


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