NOVELLE ITALIANE DALLE ORIGINI AL CINQUECENTO


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     uscì di zambra ed andossene via.

     Come 'l barone uscì dalla duchessa
     andossene alla Dama del verzue,
     in cui avea la sua speranza messa,
     e raccontògli 'l fatto come fue,
     e tutto ciò che 'nteso avea da essa,
     e come pose ogni vergogna giùe,
     e siccome nolla volle servire,
     e come disse di farlo morire.

     Di ciò la donna si facea gran riso,
     e disse: - La duchessa è forte errata,
     che pensa nostra fede aver divisa;
     e voi, messer, se m'avessi ingannata,
     si retrovata m'aresti conquisa
     di mala morte, in terra trangosciata.
     Ma 'l nostro amor celato ha tanto effetto,
     che dura e durerà sempre perfetto. -

     Parlando el cavaliere alla donzella,
     tornò in quel punto il duca dalla caccia
     con la sua compagnia chiarita e bella,
     e smontò da cavallo con bonaccia.
     In quello venne la duchessa fella,

     piangendo fece croce delle braccia;
     graifiata el volto con molta malizia,
     gli disse: - Signor mio, fammi giustizia! -

     Turbossi el duca con malinconia,
     udendo la duchessa sì parlare,
     e sì le disse: - Dolce vita mia,
     perché vi fate sì gran lamentare?
     Fecevi oltraggio niun uomo che sia?
     Dimmelo, ché non è di qua dal mare
     re né baron, che se v'ha fatto oltraggio,
     ch'io non faccia mia l'onta e mio 'l dannaggio. -

     Allora la duchessa fraudolente,
     per dare alla malizia più colore,
     trasse el duca da parte della gente,
     e cominciògli a dir questo tenore:
     - Messer Guglielmo, falso e sconoscente,
     mi richiese oggi del villano amore;
     ond'io ti priego, Maestà gradita,
     che a tale offesa non campi la vita.

     Ancor m'ha fatto più oltraggio assai:
     contra mia voglia mi volle sforzare,


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