I NIBELUNGHI


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     E così parecchie belle donne lavorarono giorno e notte, senza che nessuna prendesse riposo, finchè non ebbero finito le vesti per Siegfried, che non si lasciava smuovere dal suo proposito.
     Suo padre gli fece adornare la veste di cavaliere, che doveva portare partendo. Furono approntate le loro lucide corazze, e i forti elmi, gli scudi larghi e belli.
     Si avvicinava l'epoca del viaggio, e il marito e la moglie pensavano con affanno se i guerrieri sarebbero mai di ritorno nel paese. E ordinarono che fossero preparati le armi e le vesti.
     Belli erano i loro cavalli, e i fornimenti di oro rosso; nessuno era più splendido che Siegfried e i suoi uomini. Egli chiese il congedo per andare dai Burgundi.
     Il re e la regina glielo diedero tristemente. Egli li confortò amorosamente e disse:

     «Non piangete per ancor mio; non siate in pena per la mia vita».
     Addolorati erano i cavalieri; più di una fanciulla pianse; tutti nel cuore pensavano che avrebbero sofferto per la morte di cari amici. E avevano ben ragione di lamentarsi.
     Quando giunsero a Worms, il re si meravigliò di dove potessero venire quegli splendidi cavalieri, con le vesti così brillanti e con così buoni scudi, nuovi e larghi, e gli dispiaceva che nessuno sapesse dirglielo.
     Il signor Ortwein di Metz, forte e ardito, diede al re questa risposta:
     «Poichè noi non li conosciamo, comandate a qualcuno di chiamare mio zio Hagen, e li mostrerete a lui. Gli sono noti i regni ed i paesi stranieri. Se egli li conosce, ce lo dirà».
     Il re lo fece chiamare, lui e i suoi vassalli. Allora lo si vide venire a corte, splendido, coi suoi cavalieri. Hagen domandò al re perchè lo avesse fatto chiamare.


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