I NIBELUNGHI


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     «Assassino e traditore, che cosa vi avevo fatto io, povero prete innocente, per avere il coraggio di volermi annegare?».
     Hagen gli rispose:
     «Lasciamo questo discorso. Vi dico sul serio che mi dispiace che oggi siate sfuggito alle mie mani».
     Il povero prete disse:
     «E io ne loderò sempre Iddio. Andate pure dagli Unni, io tornerò sul Reno. Che Dio non vi lasci mai più ritornare al Reno, ve lo auguro di cuore, perchè volevate togliermi la vita».
     Allora il re Gunther disse al suo cappellano:
     «Io vi ripagherò di quanto Hagen vi ha fatto, nella sua collera, se ritornerò al Reno sano e salvo; non ne dubitate.
     «Ritornate dunque al paese nostro, poichè è destino che sia così. Portate i miei saluti alla mia cara moglie e a tutti gli altri amici. Dite loro che siamo felicemente passati».

     I cavalli erano sellati, le some caricate; finora nulla di male era accaduto a nessuno, fuorchè al cappellano del re. Questo si avviò a piedi di nuovo verso il Reno.


     VENTISEIESIMA AVVENTURA

     Come Dankwart uccise Gelfrat.

     Quando furono tutti sulla spiaggia, domandò Gunther:
     «Chi ci guiderà ora per la via giusta?».
     Volker disse:
     «Lo farò io!».
     «Fermatevi», disse Hagen, «cavalieri o servi. Devo darvi una infausta nuova. Non ritorneremo mai più nel paese dei Burgundi. Due ondine me lo dissero stamattina. Non ritorneremo più. Perciò vi consiglio: armatevi, o eroi, noi troveremo forti nemici.
     «Le ondine mi dissero che nessuno di noi rivedrebbe la patria, tranne il cappellano. Perciò tentai di dargli la morte».
     Queste parole passarono da schiera a schiera, e molti arditi guerrieri impallidirono.


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