Federico Adamoli
LA CHIESA PERDUTA
(La vicenda della Chiesa di S. Matteo di Teramo)


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     Tutto è inutile perché la demolizione è in corso. Nonostante ciò il Vescovo si rivolge anche al Pretore di Teramo e intraprende un giudizio possessorio per chiedere l'accesso alla chiesa, ottenere la sospensione dei lavori e la reintegra nel possesso della stessa. Nel mattino del giorno 22 l'ingegnere Filippo Sneider su incarico del Vescovo si reca sul posto, ma non riesce ad accedere all'interno dell'edificio, perché era in corso la demolizione dell'ultima parte del tetto e del timpano di coronamento del prospetto. Nel pomeriggio riesce invece ad entrare e prende visione delle condizioni della chiesa, riscontrando con profondo rammarico la demolizione della «bellissima volta fino all'arco del presbiterio». Egli riscontra come non siano stati eseguiti puntellamenti, né opere provvisionali, necessarie se il fabbricato fosse stato veramente pericolante: «Gli archi e le volte delle Cappelle non presentavano lesioni anche dopo fatta crollare la volta; ciò fa escludere qualsiasi sospetto che la Chiesa minacciasse rovina». Constata pure come non sia stata presa «alcuna precauzione per salvare qualcuno dei dettagli di maggior valore della decorazione, quali potrebbe essere stato il portale dell'ingresso principale, le statue che decoravano il presbiterio. La demolizione procedeva come per un fabbricato condannato alla totale distruzione». Ravvisa quale unico valido motivo dell'abbattimento la necessità di un allineamento dei prospetti di nuova fabbricazione del Corso San Giorgio (la chiesa sporgeva di circa due metri), ritenuta inopportuna per il valore artistico della chiesa, ma comunque realizzabile con le dovute cautele. E questa soluzione sarebbe stata in effetti anche considerata dal Comune: nella Pasqua 1940 infatti la decisione di ricostruire la facciata della chiesa fu comunicata al parroco da parte del Prefetto Tincani. Lo stesso Vescovo Micozzi, la sera prima che partisse per Roma per entrare in clinica, approvò questo progetto, e il consenso fu comunicato poi da Lorenzo Di Paolo in Prefettura, alla presenza anche del Podestà Adamoli. Tale progetto fu poi accantonato.


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