I NIBELUNGHI


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     La regina dalla finestra li vide, e se ne afflisse nuovamente.
     Si ricordò della sua pena e cominciò a piangere. Ciò meravigliò i guerrieri di Attila, e domandarono che cosa addolorasse l'animo suo.
     Ella disse:
     «La colpa è di Hagen, valorosi guerrieri».
     Essi risposero alla regina:
     «Come può Hagen essere la cagione del vostro dolore? Eravate pur lieta poco fa! Per quanto egli possa essere valoroso, colui che vi ha offeso, comandateci la vendetta, e gli costerà la vita».
     «Sarei riconoscente sempre a chi vendicasse il mio dolore. Sarei pronta a dargli quello che volesse. Io mi getto ai vostri piedi», disse la moglie del re, «vendicatemi di Hagen, dategli la morte».
     Sessanta uomini arditi cinsero tosto la spada. Per amore di Crimilde volevano andare a trovar Hagen e uccidere il fortissimo guerriero insieme a Volker, il suonatore di violino.

     Perciò si consultarono in proposito.
     La regina, quando vide che la schiera era piccola, disse con rabbia agli eroi:
     «Vi sconsiglio di tentare l'impresa. Non potrete combattere Hagen in così piccolo numero.
     «E per quanto valoroso e forte sia quello di Tronje, colui che gli siede vicino è più forte ancora, è Volker, il menestrello. È un uomo formidabile. No, non dovete assalire così in pochi quegli eroi».
     Quando udirono quel discorso se ne armarono circa quattrocento. La superba regina si rallegrava pensando al male che stava per fare ai suoi nemici. Una grande pena si preparava ai guerrieri.
     Quando ella li vide ben armati, la regina disse ai suoi solleciti guerrieri:


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